Arranca l’Italia delle start up

Arranca l’Italia delle start up

Il Sole 24 Ore – 18 marzo 2015

Dal 17 marzo (e per tutta la settimana) a Milano, il Global Entrepreneurship Congress (Gec), evento nato nel 2009 come grande “contenitore” in cui start up, università, istituzioni, fondazioni, venture capital, banche e business developer si confrontano e sviluppano nuove forme di collaborazione. Organizzato per la prima volta in Italia, è la tappa 2015 degli “Stati Generali dell’Imprenditorialità” del mondo con 153 nazioni che mettono a confronto leggi, incentivi e bestpractise per le Pmi innovative. Eppure, l’Italia arranca. In base all’indice Gei (la capacità di un Paese di creare le condizioni favorevoli alle imprese innovative) gli Usa sono in cima, il Regno Unito è 4 e l’Italia 49.

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Laura Cavestri

Un’app per pagare il parcheggio, il treno, l’autobus e la funivia con un solo tocco. Ma anche per “localizzare” chi passa vicino a un determinato negozio e inviargli, al cellulare, uno sconto o il pagamento del parcheggio da parte del negoziante, previo acquisto, s’intende. Per ora alla Pa stiamo fornendo gratis il software. Mentre ai negozi chiediamo dai 5o ai 150 euro ogni mille inserzioni via smartphone». A spiegare il modello di business di Open Move (7 addetti e un fatturato 2015 atteso tra 1 e 2 milioni di euro) è il suo fondatore, Lorenzo Modena, 28 anni , matematico trentino. «Sono qui – ha concluso – per cercare partner ed espandermi all’estero. Oggi ho incontrato developer africani e anche dalle Maldive. Questi eventi servono a questo». Da lunedì, Open Move è tra i fornitori ufficiali di sistemi di pagamento per la Provincia di Trento ed è solo una delle startup italiane presenti da ieri (e per tutta la settimana) a Milano, al Global Entrepreneurship Congress (Gec),evento nato nel 2009 come grande “contenitore” in cui start up, università, istituzioni, fondazioni, venture capital, banche e business developer si confrontano e sviluppano nuove forme di collaborazione. Organizzato per la prima volta in Italia, è la tappa 2015 degli “Stati Generali dell’Imprenditorialità” del mondo con 153 nazioni che mettono a confronto leggi, incentivi e bestpractise per le Pmi innovative. Che, come ha ricordato Maria Contreras Sweet a capo della Small BusinessAdministration del Gabinetto Obama «Sono un veicolo di mobilità sociale, occupazione e valorizzazione del capitale umano». Eppure, l’Italia arranca In base all’indice Gei (la capacità di un Paese di creare le condizioni favorevoli alle imprese innovative) gli Usa sono in cima,il Regno Unito è 4 e l’Italia 49. Forte nell’innovazione di processo e prodotto e nell’uso di tecnologie. Molto meno nella valorizzazione del capitale umano e nel fare sinergie. «Vorrei diffondere la vendita di “social drone” ma in Italia c’è ancora poca consapevolezza di questi strumenti» ha spiegato Paolo Mirabelli, fondatore di Dronilab. Un drone o un dirigibile che restituiscono connettività via wifi dall’alto in caso di emergenze o catastrofi naturali. Attività “supportata” dai 500mila euro di fatturato attesi con l’attività di 3Dprinting per conto terzi, grazie alla quale è nato “eNable”, un programma di stampa 3D per realizzare protesi a basso costo. «Finanziamenti? Il mio stipendio e unbandoperilriciclodella plastica arrivato in ritardo». «Il mercato italiano delle start up è molto cresciuto negli ultimi 7-8anni-haspiegatoMarcoVilla, vicepresidenteeAddiltalianAngels for Growth, un gruppo di 12o”business angel” italiani, tra manager e imprenditori, che dal 2007 hanno investito oltre 18 milioni di euro -. Noi entriamo quandoc’èunprototipo.Inmedia investiamo tra3oomila e800mila euro per start up. Il problema è che in Italia è poco diffuso il venturecapital, successivo alla fase di startup, quando servono 205 milioni per crescere. Ad una start up biomedicale italiana che ha la migliore soluzione per il monitoraggio a distanza dei pazienti siamo subentrati noi con un’ulteriore tranche. La concorrente Usa ha raccolto 95 milioni di dollari dal venture capital».

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