Patto governo-Regioni sui permessi per il commercio

Patto governo-Regioni sui permessi per il commercio

Il Sole 24 Ore – 19 marzo 2015

Tre anni non sono bastati a produrre i regolamenti attuativi per le liberalizzazioni previste dal decreto Cresci-Italia e il governo, per correre ai ripari, sceglie la via di un accordo (non vincolante) con le Regioni.
È la soluzione di compromesso per il settore del commercio, delineata dallo schema di intesa che sarà esaminato dalla Conferenza unificata il 23 marzo.

Carmine Fotina

Tre anni non sono bastati a produrre i regolamenti attuativi per le liberalizzazioni previste dal decreto Cresci-Italia e il governo, per correre ai ripari, sceglie la via di un accordo (non vincolante) con le Regioni.
È la soluzione di compromesso per il settore del commercio, delineata dallo schema di intesa che sarà esaminato dalla Conferenza unificata il 23 marzo. Il decreto Cresci-Italia del governo Monti prevedeva l’abrogazione di tutte le norme contenenti limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta o preventivi atti di assenso per l’avvio di un’attività economica, fatti salvi i casi specifici che andavano definiti nei regolamenti attuativi. I provvedimenti applicativi però non sono mai arrivati. Né entro la prima scadenza fissata (31 dicembre 2012) né entro la proroga successivamente stabilita (31 dicembre 2013). Lo schema di accordo predisposto dal ministero dello Sviluppo economico, in seguito a un tavolo di confronto con le Regioni, sottolinea la «carente specifica attuazione delle richiamate disposizioni» e la necessità, alla luce delle numerose norme di deregulation nel frattempo emanate in vari decreti, di «garantire omogeneità di applicazione sul territorio nazionale» relativamente ai «titoli abilitativi» del commercio. Insomma – è il senso – stop al caos interpretativo in base al quale per la medesima attività ogni Regione fa spesso a modo suo. Intento costruttivo che tuttavia – si legge nella relazione dell’accordo – deve fare i conti con «i dubbi sul carattere poco vincolante dello strumento» espressi dalle principali associazioni di categoria del commercio e della grande distribuzione interpellate preventivamente. Ad ogni modo, per fare definitivamente chiarezza, l’accordo contiene una tabella con gli istituti che si applicano «ai fini dell’avvio e dell’esercizio delle attività commerciali, di qualunque tipologia e modalità». Su richiesta delle parti – è poi specificato – i contenuti dell’accordo potranno essere successivamente rivisti. La tabella parte dalla vendita di alimenti e bevande al pubblico: sono soggetti a Scia (segnalazione certificata di inizio attività) l’apertura dei negozi, il trasferimento di sede e l’ampliamento nelle zone non tutelate, oltre al trasferimento della gestione o della titolarità; resta invece ferma la necessità dell’autorizzazione (con il silenzio-assenso in 6o giorni) per analoghe operazioni efettuate in aree comunali da salvaguardare e nel caso di trasferimento di sede da zona non tutelata a zona tutelata. Per riduzione della superficie e cessazioni basta la semplice comunicazione. Regole certe anche per tutte le altre «attività commerciali in sede fissa»: peri cosiddetti esercizi di vicinato – fmo a 150 metri quadri nei comuni con meno di lomila abitanti e fmo a 250 mq oltre i lomila abitanti-bastala Scia per apertura, trasferimenti di sede, di gestione o titolarità e per ampliamenti (resta la semplice comunicazione per riduzioni e cessazioni). Occorre invece l’autorizzazione,con silenzioassenso rispettivamente in 90 e 120 giorni, per aperture, trasferimenti e ampliamento di una media o di una grande struttura di vendita. La Scia è prevista per trasferimenti di gestione o titolarità sia di un medio che di un grande esercizio. Novità importanti per l’ambulantato. Non servirà più l’autorizzazione, ma basterà la Scia sia per il commercio su aree pubbliche con posteggi dati in concessione sia su tutte le altre aree, «purché in forma itinerante». Quanto al commercio all’ingrosso, si conferma che viene richiesto il solo possesso dei requisiti di onorabilità e che per l’avvio e l’esercizio dell’attività vige il semplice istituto della comunicazione. L’accordo va anche oltre e si occupa di settori più specifici. Serve la Scia, ad esempio, per avvio di attività, subingresso e ampliamento per spacci interni, vendita per corrispondenza, televendite e vendite a domicilio (solo comunicazioni per riduzioni ed eventuali cessazione).

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