Spazio anche alle «vecchie» società

Spazio anche alle «vecchie» società

Il Sole 24 Ore – 16 aprile 2015

Dal 25 gennaio scorso tutte le società di capitali, anche se costituite da più di cinque anni, possono essere considerate Pmi innovative, beneficiando di molte delle agevolezioni previste per le startup innovative, le quali invece possono usufruire dei bonus solo per i primi 5 anni dalla loro costituzione. Le Pmi innovative, a differenza delle startup, devono avere l’ultimo bilancio e l’eventuale consolidato certificati da un revisore o da una società di revisione.

Luca De Stefani

Dal 25 gennaio scorso tutte le società di capitali, anche se costituite da più di cinque anni, possono essere considerate Pmi innovative, beneficiando di molte delle agevolezioni previste per le start up innovative, le quali invece possono usufruire dei bonus solo per i primi 5 anni dalla loro costituzione. Anche queste ultime, comunque, dopo la loro cancellazione dalla relativa sezione del registro imprese, potranno chiedere l’iscrizione in quella speciale delle Pmi innovative. Le novità sono contenute nell’articolo 4 del Dl 24 gennaio 2015, n. 3, il quale, però, ha previsto che le Pmi innovative, a differenza delle start up, debbano avere l’ultimo bilancio e l’eventuale consolidato certificati da un revisore o da una società di revisione. Si tratta di un onere in più per quelle Srl che oggi non sono obbligate al controllo contabile, ai sensi dell’articolo 2477, comma 3 del Codice civile (non superamento dei limiti per il bilancio ordinario, non redazione di quello consolidato e non controllo di società tenuta alla revisione legale dei conti). Anche alle Pmi innovative si applica il limite (imposto dall’autorizzazione Ue per evitare di configurare il bonus come un aiuto di Stato) per cui la principale agevolazione per questi enti (detrazione Irpef del 19% o deduzione Ires del 20% delle somme investite nel capitale sociale e sovraprezzo della società innovativa) non possa essere utilizzata dai soggetti che possiedono già partecipazioni superiori al 30% nella società innovativa oggetto dell’investimento. Un vincolo che, comunque, era stato digerito dalle start up innovative, perché tutto il capitale iniziale poteva essere agevolato, ma che ora, perle Pmi innovativegià costituite da tempo, limita il bonus solo ai soci di minoranza, cioè a quei soggetti che prima di effettuare l’investimento non possiedono partecipazioni superiori al 30% per cento. La possibilità di detrarre dall’Irpef il 19% o di dedurre dall’Ires il 20% degli investimenti nelle Pmi innovative si applicherà solo nei primi «sette anni dalla loro prima vendita commerciale» (per le start up innovative solo per gli anni dal 2013 al 2016). Per chi opera sul mercato da più di sette anni, questa agevolazione potrà, comunque, essere applicata severrà presentato, valutato e approvato- da un organismo indipendente espressione dell’associazionismo imprenditoriale o da un organismo pubblico – un piano di sviluppo di prodotti, servizio processi nuovi o sensibilmente migliorati rispetto allo stato dell’arte del settore. Possono essere considerate Pmi innovative le società di capitali (anche cooperative), residenti in Italia e non quotate, con meno di 250 persone e con un fatturato non superiore a 50 milioni di euro oppure con totale di bilancio non superiore a 43 milioni di euro. Inoltre, devono avere l’ultimo bilancio e l’eventuale consolidato certificati da un revisore e non devono essere iscritte nella sezione del registro delle imprese per le start up innovative dopo la loro cancellazione da questa sezione possono chiedere l’iscrizione in quella delle Pmi innovative. Infine, devono rispettare «almeno due dei seguenti» tre requisiti (per le start up innovative almeno uno su tre): O le spese per ricerca e sviluppo, oltre che per l’innovazione (spesa aggiunta rispetto alle start up) devono essere uguali o superiori al 3% (il 5% per le startup innovative) della maggiore entità fra costo e valore totale della produzione; A almeno un quinto (un terzo perle start up) della forza lavoro (compresi gli amministratori-soci, se soci-lavoratori e retribuiti) deve essere già in possesso (ovvero sta svolgendo) un dottorato oppure una laurea (con 3 anni di ricerca presso istituti pubblici o privati, in Italia o all’estero); in alternativa, almeno un terzo (dueterziperlestartup)deveessere in possesso di laurea magistrale A devono essere titolari, depositarie o licenziatarie, di almeno una privativa industriale (come per le start up).

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