L’Italia dice sì al brevetto europeo

L’Italia dice sì al brevetto europeo

Il Sole 24 Ore – 14 maggio 2015

L’Italia dice sì al brevetto Ue. Dopo le polemiche e i ricorsi per l’esclusione della lingua italiana tra quelle per il deposito dei futuri brevetti comunitari, l’Italia abbandona l’Aventino e aderisce alla cooperazione rafforzata, cioè alla procedura che consentirà alle imprese italiane, con un unico deposito in lingua inglese o francese o tedesca, di far valere la validità del proprio brevetto industriale in tutta la Ue senza ulteriori costi, traduzioni e convalide per ogni singolo Paese.

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Laura Cavestri

L’Italia dice sì al brevetto Ue. Dopo le polemiche e i ricorsi per l’esclusione della lingua italiana tra quelle per il deposito dei futuri brevetti comunitari, i ricorsi alla Corte di Giustizia Ue (tutti respinti), l’opposizione del governo Berlusconi e il graduale riavvicinamento degli esecutivi Monti e Letta, l’Italia abbandona l’Aventino e aderisce alla cooperazione rafforzata, cioè alla procedura che consentirà alle imprese italiane, con un unico deposito in lingua inglese o francese o tedesca, di far valere la validità del proprio brevetto industriale in tutta la Ue senza ulteriori costi, traduzioni e convalide per ogni singolo Paese. Il Comitato interministeriale per gli Affari Europei (Ciae), presieduto ieri a palazzo Chigi dal sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, ha avviato la revisione della posizione italiana sul “Pacchetto Brevetti”. «L’impegno assunto nel dire sì al brevetto Ue – ha commentato il sottosegretario Gozi – serve a superare l’impasse in cui ci troviamo: siamo infatti gli unici nella Ue ad aver sottoscritto l’accordo per la nascita di un tribunale ad hoc per le questioni brevettuali, ma non il brevetto Ue, cioe la possibilità, per gli inventori, di entrare in possesso di un brevetto valido in tutta Europa con un solo atto di deposito. Ovviamente, verrà presentato al Parlamento uno screening approfondito della situazione, poiché c’è la piena consapevolezza delle implicazioni che questa scelta potrebbe avere per il sistema produttivo italiano». Grazie al nuovo Pacchetto brevettuale, ha concluso Gozi, «si intende ottenere una protezione semplificata delle invenzioni su tutto il territorio europeo grazie a una procedura unica, la riduzione sostanziale dei costi e una maggiore sicurezza giuridica grazie a un sistema unico e centralizzato per la composizione dei contenziosi presso una Corte unitaria del brevetto». Per Confindustria «una buona notizia per l’industria italiana. Dopo anni di tentennamenti e di sterili contrapposizioni». Nella nota, Viale dell’Astronomia sottolinea come si tratta di una scelta «nella direzione delle imprese che innovano e investono in ricerca e sviluppo». Per Confindustria la priorità è adesso formalizzare, anche in sede europea, questa decisione. Reazione positiva anche da Daniela Mainini, presidente del Centro Studi Anticontraffazione: «Era ora. Adesso bisogna che il governo abbia la volontà di porre Milano come sede di una corte regionale del futuro tribunale per I brevetti». Uno studio della Commissione europea afferma che le imprese europee spendono dai 180 ai 250 milioni di euro ogni anno per tutelare le invenzioni industriali in Europa (tra traduzioni, spese legali eccetera). «Oggi – aveva sottolineato, in una intervista al Sole 24 Ore a fine febbraio il presidente di Epo (lo European Patent Box), Benoit Battistelli – solo di tariffe (fees) e costi amministrativi, a un’azienda costa tra 50 e 60mila euro mantenere un singolo brevetto per 20 anni in 25 Stati europei. Col brevetto unitario, riteniamo che, una singola azienda, possa arrivare a risparmiare sino al 70%». «L’adesione al pacchetto del brevetto unitario, per il Mise – ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari – è in linea con gli interessi di un Paese che punta sull’innovazione e che vuole assicurare conseguentemente una tutela più tempestiva e uniforme su scala europea. Inoltre, il nuovo sistema dovrebbe favorire la lotta alla contraffazione su scala transnazionale e conseguentemente migliorare l’attrazione degli investimenti diretti esteri nel nostro Paese. Senza dimenticare – ha concluso Vicari – che se aderiamo ora al pacchetto possiamo ancora sperare di avere voce in capitolo sui sistemi relativi alle tasse di rinnovo del brevetto unitario e alla loro distribuzione e chiedere maggiore sostegno per le nostre pmi». Uno scenario, quest’ultimo, condiviso da Confindustria, per la quale «la priorità è adesso formalizzare, anche in sede europea, questa decisione». Nel brevetto europeo, Germania e Francia avevano fatto un vero e proprio pressing aggressivo per far inserire tedesco e francese come lingue ufficiali e per far escludere italiano e spagnolo. Per questo motivo Italia e Spagna avevano rifiutato l’adesione. Lo scorso 5 maggio, la Corte di Giustizia Ue ha però rigettato l’ennesimo ricorso spagnolo, sbarrando di fatto la strada a qualunque rivendicazione linguistica. A questo punto, la palla passa al parlamento italiano, cui spetta decidere sulla ratifica dell’accordo. Sinora lo hanno fatto solo Danimarca, Svezia, Francia, Austria e Belgio. Quando lo avranno fatto almeno 13 Paesi (cioè Francia, Gran Bretagna e Germania più altri 10) allora il gioco potrà avere inizio. E gli altri resteranno in panchina sino all’eventuale approvazione.

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