Boom di fusioni e scissioni con la crisi

Boom di fusioni e scissioni con la crisi

Il Sole 24 Ore – 13 luglio 2015

Fusioni e scissioni societarie crescono negli anni della crisi, soprattutto nelle aree produttive del Centro-Nord, dove coinvolgono prevalentemente le Srl e le Spa attive nell’immobiliare e nel settore manifatturiero. Secondo le elaborazioni di InfoCamere per Il Sole 24Ore del lunedì, tra il 2012 e il 2014 sono state depositate nel Registro delle imprese quasi 92mila pratiche per fusioni societarie e 23mila per scissioni.

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Cristiano Dell’Oste – Giovanni Parente

Fusioni e scissioni societarie crescono negli anni della crisi, soprattutto nelle aree produttive del Centro-Nord, dove coinvolgono prevalentemente le Srl e le Spa attive nell’immobiliare e nel settore mani fatturiero. Secondo le elaborazioni di InfoCamere per Il Sole 24 Ore del lunedì, tra i1 2012 e il 2014 sono state depositate nel Registro delle imprese quasi 92mila pratiche per fusioni societarie e 23mila per scissioni. In tutto, 115mila dossier per operazioni straordinarie nell’arco di un triennio. Se si rapporta il numero di pratiche al totale delle aziende, si scopre che il 2012 è stato l’anno record, con oltre 117 operazioni ogni 10mila soggetti iscritti al Registro imprese, ma anche nei due anni seguenti la frequenza delle operazioni è rimasta particolarmente elevata (107 ogni 10mila imprese). Questi numeri – con tutta evidenza – riflettono le tante ristrutturazioni aziendali avviate a causa della crisi economica, e non è un caso che il picco sia stato raggiunto proprio nel 2012. Dopo tre-quattro anni di “stratificazione” delle perdite in bilancio, è in questo periodo che molti gruppi societari hanno avviato piani di riassetto più profondi, e non va trascurato l’effetto del riordino delle aziende speciali da parte degli enti pubblici, a loro volta chiamati a disboscare le strutture più complesse. L’incidenza delle ristrutturazioni si riflette anche nel gran numero di fusioni, quattro volte più numerose delle scissioni. Inglobare le società controllate e partecipate è una delle soluzioni più immediate (anche non se sempre la più efficiente) per aumentare le economie di scala e ridurre i costi. Ma, come rilevano da InfoCamere, molte fusioni sono anche l’indizio di acquisizioni societarie da parte di imprese in salute che hanno sfruttato il contesto di crisi per rilevare le competenze, gli impianti e le reti commerciali delle aziende concorrenti.
Guidano Emilia e Lombardia
Tra le province italiane, Milano, Roma, Torino, Brescia e Bologna compongono la top-five per numero di operazioni. Ma più del dato in valore assoluto conta quello rapportato al totale delle imprese. Ed è qui che si conferma la maggior diffusione di fusioni e scissioni nelle aree a più forte vocazione industriale, manifatturiera e dei servizi. A Bologna, ad esempio, nel 2014 sono state presentate 280 pratiche ogni 10mila società iscritte al Registro imprese, mentre a Siracusa il dato si ferma a 20. E, d’altra parte, tra le prime 20 province per densità di pratiche presentate al Registro imprese ce ne sono cinque lombarde, cinque emiliane, quattro venete e sei di altre regioni del Centro-Nord (Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Marche). Il record di Spa e Srl
La stragrande maggioranza delle pratiche per fusioni e scissioni – oltre l’85% del totale nel triennio 2012-14 – è stata presentata al Registro imprese da società di capitali. Segno che è per questa tipologia di soggetti che si può parlare più propriamente di “ristrutturazione”, mentre per Snc e Sas la liquidazione è la via d’uscita più comune dalle situazioni di difficoltà.
Il caso delle «immobiliari»
In termini di settori, la più alta frequenza di fusioni e scissioni è stata registrata tra le società del settore immobiliare, con oltre 900 operazioni straordinarie ogni l0mila società. In pratica, in questo comparto, tra il 2012 e il 2046 stata fusa o scissa quasi un’impresa su dieci. Rapporto che passa a una su 15 tra le attività professionali, scientifiche e tecniche esercitate in forma societaria e a una su 17 tra le aziende manifatturiere. Si tratta in ogni caso di frequenze molto elevate, soprattutto se confrontate con quelle dei settori all’estremo opposto della graduatoria: ad esempio, tra le società alberghiere e della ristorazione, si sono state solo 140 fusioni e scissioni ogni lomila imprese, in pratica una ogni 71 società.

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