Amministratori unici in crescita del 28%

Amministratori unici in crescita del 28%

Il Sole 24 Ore – 10 agosto 2015

Crescono di quasi un terzo, in sette anni, gli amministratori unici delle società. Perdono quota i giovani: sono fortemente diminuite, infatti, le persone con una carica di amministratore fra gli under30 (-24,3%) e nella classe da 30 a 49 anni (-16,5%). Guadagnano terreno le donne, con circa 4mila incarichi in più rispetto al 2008, ma in un quadro generale che conferma la predominanza degli uomini, con oltre il 75% dei posti occupati. E’ il quadro che emerge dalle elaborazioni di InfoCamere per II Sole 24 Ore del Lunedì, che fotografano l’evoluzione degli incarichi nelle imprese italiane dal 2008 al 2015.

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Valentina Melis

Crescono di quasi un terzo, in sette anni, gli amministratori unici delle società. Perdono quota i giovani: sono fortemente diminuite, infatti, le persone con una carica di amministratore fra gli under3o (-24,3%) e nella classe da 3o a49 anni (-16,5%). Guadagnano terreno le donne, con circa 4unila incarichi in più rispetto al 2008, ma in un quadro generale che conferma la predominanza degli uomini, con oltre i175% dei posti occupati. E’ il quadro che emerge dalle elaborazioni di Infocamere per II Sole 24 Ore del Lunedì, che fotografano l’evoluzione degli incarichi nelle imprese italiane dal 2008 al 2015. Su un totale di oltre 3,7 milioni di “poltrone”, più di un milione è occupato da amministratori unici. L’aumento rispetto al 2008 è del 28 percento. E’ un fenomeno che può essere spiegato in buona parte con la forte crescita negli ultimi anni delle Srl con un unico socio (passate dalle 88.532 del 2008 alle 201.680 del 2015) e anche delle Srl semplificate – le cosiddette «Srl a un euro», nate nel 2012 per far germogliare nuove imprese e favorire l’occupazione -, che sono arrivate a quota 57.851. Un terzo delle società a responsabilità limitata nate nel 2014 apparteneva infatti alla categoria delle “semplificate”. Nelle compagini più piccole, dunque, uno dei soci o l’unico socio fa anche l’amministratore. Nell’arco degli ultimi anni sono calate, invece, le imprese individuali: la tendenza in atto sembra quindi quella di ricercare un ingresso più facile nel mercato, limitando la responsabilità e i rischi dell’imprenditore al solo capitale investito. E può trattarsi di un capitale esiguo, ormai sotto tomila euro anche per le Srl ordinarie (dal 2013). La crescita degli amministratori unici ha una spiegazione anche negli effetti della spending review sulle società partecipate da enti pubblici: i diversi interventi normativi finalizzati al taglio della spesa pubblica (in particolare, il Dl 95/2012) hanno spinto in questa direzione, soprattutto per le società più piccole, con un fatturato modesto e con pochi dipendenti. La spending review si fa sentire anche sui consigli d’amministrazione, come dimostra la diminuzione del numero deiconsiglieri negli ultimi anni. Per le società partecipate da enti locali già la legge Finanziaria per il 2007 (legge 296/2006, articolo 1, comma729) aveva previsto un numero massimo di tre componenti del cda, che può salire a cinque per quelle con un capitale sociale oltre i due milioni di euro. Oltre ai ranghi dei consiglieri, si riducono anche quelli dei soci amministratori e dei soci accomandatari, diminuiti rispettivamente del 9,2 e del 6,5 per cento. La spiegazione è molto probabilmente da ricercare nel calo delle società di persone (società semplici, Snc e Sas), che sono diminuite dell’11% dal 2008 al 2015 (in pratica, sono 133mila in meno). Questo conferma ulteriormente che per avviare una nuova impresa si punta di più sulla formula della società a responsabilità limitata.

Quanto all’età degli amministratori, nel 2015 la classe più popolosa è quella da 50 a 69 anni. Perde terreno, invece, la classe centrale, da 3o a 49 anni: le poltrone in meno rispetto a sette anni fa sono quasi 3oomila. Gli under 3o sono appena il 3,5% del totale, comunque in calo di oltre il 24% rispetto al 2008. Cresce invece del 12,9% la quota degli amministratori over 70. La dinamica di genere è poco mossa e conferma che gli uomini rappresentano oltre il 75% degli amministratori delle aziende, contro il 24,6% delle donne. Queste ultime guadagnano complessivamente 41.162 posti ( 4,7%), mentre i colleghi maschi ne perdono 28.867 (-1%). Le donne sono più rappresentate rispetto alla media solo nell’incarico di socio accomandatario, dove sono il 30,9 per cento. Spesso infatti questo ruolo è esercitato in società a conduzione familiare, nelle quali la moglie lavora a fianco del marito. Sono uomini otto su dieci dei liquidatori, un’altra categoria in crescita (8%). Un divario analogo tra i sessi riguarda la carica di presidente del consiglio d’amministrazione (per le quotate, sivedal’articoloa fianco), dove gli uomini occupano nel totale delle società 1’83,7% delle poltrone.

QUOTE ROSA

Donne al 22,5% nei cda delle quotate — Le donne superano la soglia del 22% nei cda delle quotate. L’ultimo aggiornamento dei dati, elaborato da Infocamere, rivela che su un totale di 239 società, le posizioni nei consigli d’amministrazione occupati da donne sono 637 su 2.834 disponibili (22,5%). Le quote rosa avanzano, dunque, dopo che la legge «Golfo-Mosca» (legge 120/2011) ha imposto di riservare il 20% dei posti alla rappresentanza femminile, per il primo rinnovo del mandato successivo a un anno dalla data di entrata in vigore della legge (il 12 agosto 2011). A regime, la quota riservata dovrà essere di un terzo. L’obbligo riguarda anche il consiglio di gestione e il collegio sindacale. Le società quotate che raggiungono il 33% di donne nel cda sono 25 (il 10,5% del totale), quelle con almeno il 20% di donne nel board sono 156 (il 65,3% del totale). L’età media dei componenti dei consigli d’amministrazione si conferma elevata è di 57 anni. La media è più alta per gli uomini, 59 anni, mentre quella del l e donne è di 51 anni.

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