Protesti tardivi, paga il notaio

Protesti tardivi, paga il notaio

Italia Oggi Sette – 14 settembre 2015

Il protesto tardivo degli assegni rientra tra le responsabilità del notaio. Lo hanno sottolineato i giudici della terza sezione civile della Corte di cassazione con la sentenza n. 15861 dello scorso 28 luglio. Nel caso sottoposto all’attenzione dei giudici, la banca era in possesso dei titoli dei quali aveva chiesto il protesto, e risultava accertato l’omesso tempestivo protesto dei titoli in questione e, quindi, la perdita dell’azione di regresso, nei confronti degli istituti di credito corrispondenti, volta ad ottenere l’ammontare degli assegni pagati.

Angelo Costa

Il protesto tardivo degli assegni rientra tra le responsabilità del notaio. Lo hanno sottolineato i giudici della terza sezione civile della Corte di cassazione con la sentenza n. 15861 dello scorso 28 luglio. Nel caso sottoposto all’attenzione dei giudici di piazza Cavour, la banca era in possesso dei titoli dei quali aveva chiesto il protesto, e risultava accertato l’omesso tempestivo protesto dei titoli in questione e, quindi, la perdita dell’azione di regresso, nei confronti degli istituti di credito corrispondenti, volta ad ottenere l’ammontare degli assegni pagati. La Suprema corte ha, altresì, ribadito che la previsione legale di un termine breve per l’effettuazione del protesto — o delle formalità equipollenti — esige di essere valutata, nella sua ragione d’essere e nella sua rilevanza per i vari soggetti interessati alla circolazione del titolo, solo ed esclusivamente in rapporto alla disciplina del regresso per mancato pagamento (si veda: Cass. n. 902/2000).

Panoramica normativa

Gli Ermellini nella sentenza in commento hanno, inoltre, offerto una panoramica normativa sul’argomento, prendendo le mosse dall’art.45 del rd 21 dicembre 1933 n. 1736 in cui si subordina il regresso, esercitatile dal portatore, se l’assegno bancario presentato in tempo utile non viene pagato, contro i giranti, il traente e gli altri obbligati, alla condizione che il rifiuto del pagamento sia constatato mediante il protesto o mediante le dichiarazioni che la stessa disposizione qualifica equipollenti. Secondo quanto dettato, poi, dall’art. 46 del medesimo rd, il protesto (o la constatazione equivalente) deve farsi prima che sia spirato il termine per la presentazione dell’assegno, termine che, in base all’art. 32, è di otto giorni se l’assegno è pagabile nello stesso Comune di emissione e di 15 giorni se pagabile in altro comune della Repubblica. E infine l’art. 47 stabilisce, nel primo comma, che il portatore deve dare avviso al proprio girante e al traente del mancato pagamento entro i quattro giorni feriali successivi al giorno del protesto o della dichiarazione equivalente, attivando cosi un meccanismo informativo che investe tutti i giranti menzionati nel titolo fino a risalire al traente, e prevede, nell’ultimo comma, che chi omette di dare tale avviso non decade dal regresso ma è responsabile dei danni eventualmente cagionati nei limiti dell’ammontare dell’assegno bancario.

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