A Roma aumento record sulle costruzioni

A Roma aumento record sulle costruzioni

Il Sole 24 Ore – 21 settembre 2015

Città che vai, fisco (pesante) che trovi. Anche il tax rate sugli utili d’impresa restituisce la fotografia di tante Italie diverse. La punta del dividendo che il fisco chiede a una Pmi può arrivare a superare anche quattro euro su dieci di profitti. È quello che succede a Palermo, dove una piccola società manifatturiera può vedere il prelievo salire addirittura al 43,1 per cento.

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Cristiano Dell’Oste e Giovanni Parente

Città che vai, fisco (pesante) che trovi. Anche il tax rate sugli utili d’impresa restituisce la fotografia di tante Italie diverse. La punta del dividendo che il fisco chiede a una Pmi può arrivare a superare anche quattro euro su dieci di profitti. È quello che succede a Palermo, dove una piccola società manifatturiera può vedere il prelievo salire addirittura al 43,1 per cento. Per capire quanto sia alta questa percentuale, basti pensare che c’è un divario del 12,4% rispetto alle società delle costruzioni a Genova. Ma non è tutto, perché se si guarda al valore assoluto lo spread in termini di maggiori imposte versate per le imprese manifatturiere palermitane (così come risulta dai bilanci in formato elettronico analizzati da InfoCamere) tra il 2012 e il 2014 è addirittura di quasi 8mila euro in più. Dati che fanno riflettere soprattutto alla luce delle ipotesi circolate negli ultimi giorni di introdurre un taglio all’Ires (o almeno un meccanismo di credito d’imposta) sulle società nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno. Risalendo la Penisola, si nota come anche Roma non si faccia mancare un primato. Stavolta il settore più colpito – e non solo per gli effetti della crisi economica degli ultimi anni – è quello delle costruzioni. Si registra, infatti, un aumento record del tax rate in due anni (4,3%): l’imposta media pagata dal campione di oltre 3mila piccole Srl del settore arriva a sfiorare i 18mila euro. E comunque anche gli altri settori presi in considerazione registrano un aumento della percentuale. Se l’aliquota Ires è uguale in tutta Italia a cosa si deve tutta questa variabilità? La principale spiegazione va ricercata soprattutto nell’Irap. Nelle regioni meridionali gli extra-deficit della sanità hanno portato a un aggravio delle aliquote che, di conseguenza, richiede un contributo più elevato alle imprese locali rispetto allo stesso tipo di attività residenti in altre aree del Paese. Poi potrebbe esserci anche un fattore distorsivo nrodotto dagli interessi passivi, che si “scontrano” con un limite di deducibi1 ità e quindi non consentono di abbattere ilconto degli importi dovuti al fisco. Ma non solo al Centro-Sud si registra un incremento della pressione tributaria. Consideriamo, per esempio, Torino. Per le Pmi di costruzioni ( 1,3%) e commercio ( 0,2%) il tax rate è aumentato nell’arco di 24 mesi. Vero, poi, che nella manifattura si registra una flessione ma bisogna tenere in considerazione che l’incidenza delle imposte versate (in media 28.56o euro) rispetto ai profitti resta quasi al 41 per cento. Anche a Padova si registrano incrementi negli stessi settori e una dinamica in leggera diminuzione (-0,8%) sul manifatturiero, che però anche in questo caso si conferma il settore in cui in media si paga di più. In controtendenza, invece, Milano dove la dinamica risulta invertita ed è la manifattura a far segnare un incremento raggiungendo il 39,3% di tax rate mentre negli altri due settori c’è stato un incremento tra il 2012 e il 2014.

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