Start-up, crescita a doppia cifra

Start-up, crescita a doppia cifra

Italia Oggi – 26 ottobre 2015

Boom di start-up innovative guidate da giovani. Al 7 ottobre 2015 le imprese innovative iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese sono 4.740, in aumento di 456 unità rispetto alla fine di giugno (10,8%). Rappresentano lo 0,31% dell’universo delle società di capitali italiane (a fine giugno il rapporto era pari allo 0,28%). La Lombardia è la regione che ospita il numero maggiore di start-up innovative: 1.028, pari al 21,6% del totale. Seguono l’Emilia-Romagna con 549 (11,5%), il Lazio 462 (9,7%), il Veneto 358 (7,6%) e il Piemonte 325 (6,9%). Il Trentino-Alto Adige è la regione con la più elevata incidenza di start-up in rapporto alle società di capitali, con 91 start-up ogni 10 mila società. Questo è quanto emerge dal report strutturale trimestrale sull’universo start-up elaborato da Infocamere, il braccio informatico delle camere di commercio.

Cinzia De Stefanis

Boom di start-up innovative guidate da giovani. Al 7 ottobre 2015 le imprese innovative iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese sono 4.740, in aumento di 456 unità rispetto alla fine di giugno (10,8%). Rappresentano lo 0,31% dell’universo delle società di capitali italiane (a fine giugno il rapporto era pari allo 0,28%). La Lombardia è la regione che ospita il numero maggiore di start-up innovative: 1.028, pari al 21,6% del totale. Seguono l’Emilia-Romagna con 549 (11,5%), il Lazio 462 (9,7%), il Veneto 358 (7,6%) e il Piemonte 325 (6,9%). Il Trentino-Alto Adige è la regione con la più elevata incidenza di start-up in rapporto alle società di capitali, con 91 start-up ogni 10 mila società. Seguono il Friuli Venezia Giulia con 56, le Marche con 55, la Valle d’Aosta con 53, l’Emilia-Romagna con 49. Questo è quanto emerge dal report strutturale trimestrale sull’universo start-up elaborato da Infocamere, il braccio informatico delle camere di commercio. Milano è invece la provincia più popolosa, con 680 start-up (14,5% del totale). Seguono Roma con 389 (8,3%), Torino 246 (5,2%), Napoli 143 (3%) e Bologna 142 (3%). Superano le 100 start-up anche le province di Modena, Trento, Firenze e, per la prima volta, Padova. Se si considera il numero di start-up in rapporto al numero di società di capitali presenti nella provincia, Trento figura al primo posto con 121 start-up ogni 10 mila società di capitali, seguono Trieste con 112, Ancona con 84, Ascoli con 68. Sono 18.677 soci i soci coinvolti, 1.816 in più rispetto a fine giugno, i dipendenti erano invece 4.891 al 30 giugno 2015, in aumento di 967 unità rispetto a fine marzo ( 24,6%).

Settore start-up. Il capitale sociale delle start-up è pari complessivamente a quasi 236 milioni di euro, che corrisponde in media a poco più di 50 mila euro a impresa (il capitale medio è rimasto stabile rispetto al trimestre precedente). Sotto il profilo settoriale, il 72,3% delle start-up innovative fornisce servizi alle imprese (in particolare, prevalgono queste specializzazioni: produzione software e consulenza informatica, 29,8%; attività di R&S, 15,4%; attività dei servizi d’informazione, 8,2%), il 18,8% opera nei settori dell’industria in senso stretto (su tutti: fabbricazione di computer e prodotti elettronici e ottici, 3,9%; fabbricazione di macchinari, 3,4%; fabbricazione di apparecchiature elettriche, 2,2%); il 4,2% delle start-up opera nel commercio. Il peso delle nuove imprese innovative sulle società di capitali del comparto è più elevato della media (pari allo 0,31%) nei servizi alle imprese (0,96%) e nell’industria in senso stretto (0,39%). In particolare, si evidenzia che il 21% delle società di capitali che operano nelle attività di R&S sono start-up innovative; rilevante è anche la quota di start-up innovative fra le società dei servizi di produzione di software (5,8%).

Modello standard. Il ministero dello sviluppo economico sta lavorando alla redazione di un modello standard per la costituzione e la modifica dell’atto costitutivo di start-up innovative senza l’intervento del notaio. Il modello dovrà essere compilato e firmato digitalmente dai soci della start-up innovativa. Poi, a cura degli stessi, dovrà essere trasmesso al competente ufficio del registro delle imprese. Resta comunque la possibilità per le imprese di passare dal notaio se ritenuto opportuno e di inserire condizioni particolari negli atti costitutivi delle start-up innovative. Il decreto contenente il modello standard per la costituzione e la modifica della start-up è attuativo dell’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3 (cd. investment compact) convertito nella legge 24 marzo 2015, n. 33. Il modello firmato digitalmente deve essere trasmesso al registro delle imprese attraverso una pratica di comunicazione unica. Una procedura guidata faciliterà l’apposizione delle firme digitali e la preparazione di una comunicazione unica al registro delle imprese, comprensiva degli allegati indicati nel modello. Qualora emerga la necessità di modificare i dati inseriti nel modello, il sistema consente di estrarre una copia del modello già trasmesso e di procedere alle modifiche che si intendono apportare. Il modello con cui vengono apportate le modifiche, con i relativi allegati, costituisce un nuovo atto iscritto al registro delle imprese, che non varia il modello precedentemente iscritto.

Start-up hi-tech. Secondo i dati dell’osservatorio del Politecnico di Milano e di Italia Start-up il totale degli investimenti in start-up hi-tech stimato per il 2015 è di 133 milioni di euro (11% rispetto al 2014 e superiore in valore assoluto dai 129 milioni fatti registrare nel 2013). Rimane sostanzialmente invariata la distribuzione territoriale degli investimenti istituzionali: nonostante il sostanziale calo di fondi a disposizione (dagli 82 milioni di euro del 2013 ai 63 del 2014) le start-up localizzate al Nord raccolgono più della metà del totale (54%), seguite da quelle del Centro (30%) e da quelle provenienti da Sud e isole (16%). Per quanto riguarda l’entità dei finanziamenti istituzionali stanziati per le start-up, il 2014 restituisce un campione dove gli scaglioni più ridotti di fondi elargiti, cioè tra 0 e 500 mila euro e tra 500 mila e il milione di euro, sono insieme l’87% del totale (anche se tra i due intervalli a crescere maggiormente in proporzione sono i finanziamenti di taglio superiore ai 500 mila euro, che passano dal 13 al 24%), solamente il 4% ha goduto di investimenti superiori ai 3 milioni di euro.

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