Per l’Agenda digitale pronti in sette anni più di dieci miliardi

Per l’Agenda digitale pronti in sette anni più di dieci miliardi

Il Sole 24 Ore – 23 novembre 2015

Una faretra con oltre 10,6 miliardi da investire nell’arco di sette anni. A tanto ammontano le risorse di cui l’Italia potrà disporre nel periodo 2014-2020 per centrare i molti obiettivi dell’Agenda digitale (Ad). Si tratta di un pacchetto da 1,5 miliardi l’anno, gran parte dei quali potrebbe essere coperta con fondi europei. Ma in questo caso il condizionale è d’obbligo, visti i ritardi accumulati nelle politiche di coesione, la necessità di conciliare gli investimenti nel digitale con altri obiettivi e la corsa serrata per usare le risorse disponibili a fronte della quale il nostro Paese ha sin qui dimostrato una scarsa competitività.

agendadigitale

Enrico Netti

Una faretra con oltre 10,6 miliardi da investire nell’arco di sette anni. A tanto ammontano le risorse di cui l’Italia potrà disporre nel periodo 2014-2020 per centrare i molti obiettivi dell’Agenda digitale (Ad). Si tratta di un pacchetto da 1,5 miliardi l’anno, gran parte dei quali potrebbe essere coperta con fondi europei. Ma in questo caso il condizionale è d’obbligo, visti i ritardi accumulati nelle politiche di coesione, la necessità di conciliare gli investimenti nel digitale con altri obiettivi e la corsa serrata per usare le risorse disponibili a fronte della quale il nostro Paese ha sin qui dimostrato una scarsa competitività. Senza dimenticare il dedalo di provvedimenti necessari per raggiungere questi obiettivi: tra il 2011 e oggi sono stati recepiti solo 32 provvedimenti su 65. Si sconta anche un’attività normativa un po’ caotica, dovuta all’assenza di un effettivo monitoraggio circa lo stato di recepimento dei provvedimenti a cui si aggiunge la stratificazione degli atti nel tempo. Alcuni, circa uno su quattro, sono stati recepiti in ritardo e un’altra dozzina potrebbe essere abrogata Così 11 dei 16 ambiti di digitalizzazione su cui si sviluppa il piano dell’Agenzia per l’Italia digitale (AgId) devono ancora recepire alcuni provvedimenti.

È lo scenario che presenta l’edizione 2o15 dell’Osservatorio agenda digitale realizzato dalla School of management del Politecnico di Milano che sarà presentato giovedì a Roma. Rispetto al 2014, evidenzia il report, sono stati approvati i programmi operativi per accedere aifondi strutturali europei, liberando risorse finora vincolate. Il Governo ha chiesto ai privati di cofinanziare alcune iniziative come, per esempio, il piano per la banda ultralarga: ai 6 miliardi investiti dalla Pa si aggiungeranno le risorse private dei carrier, in funzione della loro propensione a investire in aree con una bassa richiesta di connettività. «È arrivato il momento del fare. Abbiamo piani strategici con obiettivi chiari, un mercato digitale che è tomato a crescere e risorse economiche potenzialmente disponibili per passare alla fase esecutiva – sottolinea Alessandro Perego, Direttore scientifico degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano, commentando i dati. – In passato non si era mai visto il sommarsi di così tante condizioni favorevoli: ora non ci sono più alibi per passare all’attuazione dell’Agenda».

Quello che preoccupa Perego, dopo il calo degli investimenti nella Pa visto negli ultimi anni, è l’annuncio di una nuova stagione di tagli lineari alla spesa in tecnologie digitali contenuto nel testo della legge finanziaria passata al Senato.«Così si andrebbe a compromettere il percorso fatto finora. Tagliando in modo indiscriminato si rischierebbe di far rimanere la tanto auspicata rivoluzione digitale “solamente in Agenda”. Fortunatamente l’ultima proposta del Senato fa ben sperare: tagli alla sola spesa corrente del 50% nel triennio 2016-2018, per finanziare investimenti in innovazione digitale. Ora il Govemo ha definito una strategia nazionale per l’Ad, ha identificato le priorità da perseguire e ha approvato le riforme della Pa e della scuola, centrali nei processi di ammodernamento del Paese. L’AgId ha fatto grandi passi avanti su progetti chiave come l’identità digitale, i pagamenti alla Pa e l’anagrafe unica È necessario investire ulteriormente in digitalizzazione per non fermarsi  a metà del guado», conclude Perego. In effetti l’Italia deve investire e molto. A dirlo è la Commissione europea, che posiziona nel 2015 il nostro Paese stabilmente al 25 posto, davanti a Grecia, Bulgaria e Romania nell’attuazione dell’Agenda digitale. Nella Ue a 28 l’Italia è penultima nella connettività, 26esima nell’uso di internet, 24esima in capitale umano, 20esima nell’integrazione della tecnologia digitale e 15esima in servizi pubblici digitali. Molto probabilmente il 2016 sarà l’anno della rincorsa Questa è l’opinione di Antonio Samaritani, direttore generale AgId: «L’Agenzia sta lavorando per far convergere amministrazioni centrali e locali sulle priorità individuate: anagrafe unica digitale, sistema pubblico di identità digitale e pagamenti elettronici. Questi programmi rappresentano i tre fronti fondamentali per la realizzazione di piattaforme abilitanti e nuovi servizi per il cittadino e l’impresa. Il tutto attraverso la definizione di regole e standard comuni da affidare anche al mercato per lo sviluppo di soluzioni per il sistema Paese. 112016 sarà un anno strategico, l’Italia potrà beneficiare degli effetti reali del processo di migrazione verso un’amministrazione capace di rispondere alle necessità di semplificazione, efficienza e standardizzazione dei servizi».

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