Cancellazione veloce per il sindaco

Cancellazione veloce per il sindaco

Sole24ore – 11 febbraio 2016

Importante presa di posizione da parte del ministero dello Sviluppo economico circa gli aspetti pubblicitari relativi alla cancellazione dal Registro delle Imprese del sindaco cessato per rinunzia al mandato. Con la circolare 3687/C del 9 febbraio 2016, il Mise ha innanzitutto rammentato che, nel caso di rinuncia all’ufficio da parte di un componente del collegio sindacale, obbligato all’iscrizione della cessazione nel Registro delle Imprese è l’organo amministrativo ai sensi dell’articolo l’articolo 2400, comma 3, Codice civile. Laddove lo stesso non provveda, è il sindaco cessato che ha la possibilità di dare avvio al procedimento di iscrizione d’ufficio, presentando una segnalazione ai sensi dell’articolo 9 della legge 241/90.

Nicola Cavalluzzo – Alessandro Montinari

Importante presa di posizione da parte del ministero dello Sviluppo economico circa gli aspetti pubblicitari relativi alla cancellazione dal Registro delle Imprese del sindaco cessato per rinunzia al mandato. Con la circolare 3687/C del 9 febbraio 2016, il Mise ha innanzitutto rammentato che, nel caso di rinuncia all’ufficio da parte di un componente del collegio sindacale, obbligato all’iscrizione della cessazione nel Registro delle Imprese è l’organo amministrativo ai sensi dell’articolo l’articolo 2400, comma 3, Codice civile. Laddove lo stesso non provveda, è il sindaco cessato che ha la possibilità di dare avvio al procedimento di iscrizione d’ufficio, presentando una segnalazione ai sensi dell’articolo 9 della legge 241/90. Si tratta di un’affermazione molto importante che sana una situazione che ha sempre messo in difficoltà i componenti del Collegio sindacale in quanto si verificava una discrasia tra la situazione sostanziale (conseguente alla cessazione dalla carica del soggetto per la presentazione delle dimissioni) e la situazione formale come risultante dal Registro delle Imprese, con conseguenze importanti e penalizzanti soprattutto in caso di insolvenza della società. Il sindaco è convinto di non far più parte dell’organo di vigilanza e invece è ancora tale! Il Mise accogliendo le indicazioni del Cndcec che ha posto il quesito, ha confermato che, nel caso in cui gli amministratori non iscrivano le dimissioni, decorso il 30esimo giorno, il sindaco dimissionario ha la possibilità di richiedere l’iscrizione, come detto, facendo ricorso alla fattispecie di cui all ’articolo 9 della Legge 241/90 che consente a chiunque ne abbia interesse di intervenire nei procedimenti, laddove ne possa avere un pregiudizio. Inoltre, rammenta il Mise, è sempre possibile procedere all’iscrizione d’ufficio della cessazione al verificarsi dei presupposti di cui all’articolo 2190 del Codice civile. La rinunzia del sindaco rientra tra le cause di cessazione dalla carica ed ha natura di dichiaraz ion e uni late rale recettiz ia che, in quanto tale, non necessita dell’accettazione da parte dell’assemblea. In assenza di prescrizione da par te d ella Le gge, la rin un zi a può essere fatta in qualunqu e forma anche se la più diffusa è certamente la forma scritta ed è indirizzata normalmente a ciasc un amministratore nonché, come raccomandano le norme di comportamento del collegio sindacale, anche ai sindaci effettivi rimasti in carica ed ai supplenti. Conseguentemente, anche in attuazione dei doveri di vigilanza imposti ex articolo 2403, sarà compito degli altri sindaci di verificare, da un lato, l’intervenuta iscrizione al Registro delle Imprese della cessazione del sindaco dimissionario e, dall’altro, di accertare che sia stata data tempestiva comunicazione al sindaco supplente subentrante. Come sottolinea il Mise nella circolare sopra citata, in caso di ritardo gli amministratori saranno sanzionati ai sensi dell’articolo 2630 del Codice civile e, all’inerzia dell’organo amministrativo potranno sempre ovviare i sindaci in carica. La necessità dell’immediata iscrizione consegue anche alla circostanza, che la rinunzia del sindaco produce effetti immediati in quanto è ormai assodato che nei confronti del dimissionario non possa trovare applicazione l’istituto della prorogatio che riguarda invece l’ufficio di Amministratore. Questo in quanto la prorogatio è un meccanismo eccezionale che per il Collegio Sindacale è previsto soltanto in caso di cessazione per scadenza del mandato e si ritiene non possa essere applicato in via analogica ad altre fattispecie non previste dalla Legge. Pertanto il sindaco dissenziente con le scelte dell’Organo Amministrativo, ovvero con le decisioni degli altri sindaci o comunque che per ragioni sue proprie decida di rinunziare all’incarico ha ora la certezza che le sue dimissioni saranno pubblicizzate in un termine ragionevole in quanto, laddove non abbia provveduto l’Organo Amministrativo, saranno pubblicate a sua cura, così come confermato, dalla più volte citata circolare del Ministero dello Sviluppo Economico. Il presidente del Cndcec Longobardi, si dice molto soddisfatto del chiarimento: «la circolare del Mise – afferma – fa chiarezza su una questione che da anni metteva in difficoltà la nostra categoria».

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