Boom di estetiste e take away. Il nuovo volto del commercio

Boom di estetiste e take away. Il nuovo volto del commercio

La Stampa – 29 marzo 2016

Giardinieri, parrucchieri, estetiste, ma anche tassisti privati, take away, fornai. Gli anni di crisi hanno trasformato il volto dell’artigianato italiano, come emerge dai dati di Unioncamere e InfoCamere sulla base delle iscrizione al registro delle imprese. Tra il 2009 e il 2015 oltre 117mila unità in meno (-8 per cento), un saldo che racconta una vera rivoluzione nelle scelte lavorative degli italiani (ma anche degli immigrati che decidono di lavorare qui). Un’emorragia di muratori (35.800), carpentieri (-6100). Idraulici (-3500), falegnami (-3450), imbianchini (-2600), serramentisti (-2000). Mentre aumentano imprese di pulizia, manutentori di paesaggi, e figure dedicate alla cura della persona come estetiste e parrucchieri. Ed esplodono i take away (+3240).

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Maria Corbi

Giardinieri, parrucchieri, estetiste, ma anche tassisti privati, take away, fornai. Gli anni di crisi hanno trasformato il volto dell’artigianato italiano, come emerge dai dati di Unioncamere e InfoCamere sulla base delle iscrizione al registro delle imprese. Tra il 2009 e il 2015 oltre 117mila unità in meno (-8 per cento), un saldo che racconta una vera rivoluzione nelle scelte lavorative degli italiani (ma anche degli immigrati che decidono di lavorare qui). Un’emorragia di muratori (35.800), carpentieri (-6100). Idraulici (-3500), falegnami (-3450), imbianchini (-2600), serramentisti (-2000). Mentre aumentano imprese di pulizia, manutentori di paesaggi, e figure dedicate alla cura della persona come estetiste e parrucchieri. Ed esplodono i take away (+3240).

MALE IL MATTONE  

Una fotografia dell’Italia (e non solo) che cambia, che si adatta al nuovo tenore di vita e modifica le abitudini. Le professioni legate all’edilizia versano in crisi profonda da anni e fino a che la casa non tornerà ad essere un investimento remunerativo la gente sarà sempre meno disposta ad investirci. Questione di logica. E così tutti quelli che in qualche modo legano il proprio mestiere al mattone sono penalizzati e in molti decidono di mollare. Magari migrando verso altri lavori. Il più redditizio di tutti? Sembra essere il take away, cibo su ordinazione, un modo rapido di risolvere il problema «fame» ma anche un nuovo costume di vita. Sempre più donne lavorano e la sera c’è meno tempo di fare la spesa ma anche di preparare una cena. Più semplice una chiamata e avere dopo un quarto d’ora pizza, hamburger, insalata, cibo etnico a domicilio. Stesso discorso per le imprese di pulizia:facile e con meno impicci burocratici da sbrigare rispetto all’assunzione di un dipendente. Crescono anche gli NCC (noleggio con conducente) in perenne e ferrea lotta con i tassisti. Il loro successo è dovuto alle tariffe concorrenziali, ma anche al servizio su misura che offrono al cliente.

350MILA IMPRESE STRANIERE  

In questa mappa delle professioni artigiane che cambiano occorre tenere presente il fenomeno degli stranieri che scelgono di venire in Italia e che qui investono nella loro vita privata e professionale. L’anno scorso le imprese individuali aperte da cittadini nati fuori dall’Unione Europea sono state 23mila in più. In totale sono più di 350mila e rappresentano il 10,9% delle imprese individuali che operano in Italia. E i piccoli imprenditori sono per circa un terzo artigiani. Gran parte di loro si dedicano ai servizi alle imprese e al commercio.

Quasi due titolari su 10 delle imprese extra-Ue arrivano dal Marocco e quasi uno e mezzo dalla Cina. La maggior presenza è in Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio dove le piccole imprese di immigrati superano il 15 per cento del totale delle imprese presenti nella regione. Ed è Prato la città «simbolo» di questa invasione di stranieri nel tessuto economico. Ed è sempre qui che esplodono le contraddizioni di un fenomeno che se da un lato, e per alcuni, è il segno di una maggior integrazione dei cittadini stranieri, dall’altro, e per altri, è il sintomo di uno squilibrio e non una ricchezza per la nostra economia quando i profitti di queste professione vengono poi portati all’estero, nei paesi di origine di questi imprenditori.

Secondo il presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello «i dati dimostrano che gli artigiani hanno messo in campo nuovi modelli di sviluppo per reagire alla crisi, ma è necessario preservare quelle tradizioni e quelle competenze che sono l’espressione più elevata del nostro saper fare e che rendono i nostri prodotti unici e riconoscibili nel mondo».

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