Le imprese in rete valgono 86 miliardi

Le imprese in rete valgono 86 miliardi

Sole24ore – 4 aprile 2016

Cresce tra le imprese la voglia di aggregarsi: all’inizio di marzo erano 2.700 le reti di impresa attive, alle quali aderiscono poco più di 13.500 realtà, con una prevalenza di piccole aziende e con un fatturato da 86 miliardi. È la fotografia che emerge dallo studio «L’identikit di chi si aggrega», realizzato dal Centro Studi Confindustria insieme a Retlmpresa e Istat.

retinetti

Enrico Netti

La voglia di aggregarsi tra le aziende non conosce soste: all’inizio di marzo erano 2.700 le reti di impresa attive, alle quali aderiscono poco più di 13.500 realtà A siglare il contratto di rete sono prevalentemente le aziende più piccole ma nel complesso il peso economico di chi fa networking è di tutto rispetto. Il fatturato aggregato calcolato a fine 2011 raggiungeva già gli 86 miliardi, con un valore aggiunto superiore ai 19 miliardi, con 340mila addetti. Questa la fotografia che emerge dallo studio«L’identikit di chi si aggrega: competitivo e orientato ai mercati esteri» realizzato dal Centro Studi Confindustria con la collaborazione di Retlmpresa e l’Istat. Uno studio che analizza in profondità il fenomeno, mostrandone i profili economici e strategici ex-ante. Come fonti sono stati utilizzati i dati Infocamere aggiornati all’agosto 2015 integrandoli con Frame-Sbs, l’archivio dei principali dati economici delle imprese attive e con i dati del 9 Censimento dell’industria e servizi curato dall’Istat che ha come data di riferimento il 31 dicembre 2011. In ambito territoriale la maggiore concentrazione di reti si trova in Lombardia ed Emilia-Romagna, che precedono la Toscana. Nel Lazio c’è stato uno sprint che lo scorso anno ha portato al sorpasso sul Veneto. In tre casi su quattro i contratti sono siglati tra aziende della stessa regione mentre in un caso su due sono della stessa provincia. Quasi sempre si preferisce lavorare con partner di prossimità con cui magari già si collabora come nei distretti e filiere. C’è un alto grado di eterogeneità intersettoriale ma nell’ultimo anno è anche aumentato il numero di realtà che appartengono alla stessa filiera. A fare networking sono prevalentemente le imprese della meccanica seguite da quelle dei servizi tecnologici mentre l’agroalimentare è al terzo posto e precede le costruzioni. In un caso su due sono Srl, crescono le imprese individuali (14%) e le realtà cooperative e consortili (11%). Chi aderisce ha in media 46 addetti contro i 4 del dato nazionale mentre il restante 13% sono le medio-grandi. Sono proprio le piccole aziende a trarre i maggiori vantaggi dal networking a partire dalla produttività: il valore medio per addetto è di 55.500 euro contro i 37.500 del gruppo di controllo evidenzia lo studio. Più efficienza e capacità di raggiungere mercati lontani a cui si somma la forza d’innovare con la ricerca scientifica, di prodotto e processo. Strategie che consentono di puntare sulla qualità e la flessibilità produttiva e non solo sul prezzo. Fare rete è uno strumento virtuoso di sviluppo. Aldo Bonomi, presidente di Retlmpresa-Confindustria, ricorda però che da due anni la detassazione degli utili reinvestiti nel programma non è più stata rifmanziata «Un vero peccato, perché sono importanti tutte le misure che aumentano la domanda di investimento delle imprese, soprattutto in questo momento che si intravede una possibile ripartenza», commenta «Non desistiamo e lo chiediamo di nuovo al Governo, già con il prossimo Def. Quella misura sarebbe un volano incredibile per riattivare gli investimenti delle aziende, fortemente ridotti negli ultimi anni. Senza dimenticare che le imprese in rete sono più competitive con positive ricadute per tutto il sistema Paese». Andrea Bolla, presidente del comitato Fisco di Confindustria, ricorda come «la detassazione ha anche favorito la patrimonializzazione delle Pmi e che le reti possono giocare un ruolo chiave nel sostenere al meglio i processi di investimento». Da Enrico Zanetti, vice ministro all’Economia, è arrivata nei giorni scorsi una risposta che lascia ben sperare.«Di fronte agli ottimi risultati è del tutto evidente che merita una seria riflessione la riproposizione di una forma di incentivazione fiscale analoga a quella che accompagnò il primo triennio di introduzione del contratto di rete, così da dare un’accelerata ulteriore a un processo virtuoso per il nostro sistema economico».

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