Cinque pilastri per la via italiana

Cinque pilastri per la via italiana

Sole24ore – 7 luglio 2016

La «via italiana» all’Industria 4.0 è praticabile, nonostante comprensibili asperità, che vanno superate puntando sulla produttività del capitale umano, accompagnata ad un’innovazione quotidiana anche radicale, adeguando quindi le politiche del lavoro, la formazione delle competenze e creando standard aperti. Sono queste le conclusioni del documento conclusivo sulla nuova rivoluzione manifatturiera, licenziato dalla Commissione alle Attività produttive della Camera dopo una serie di audizioni dei principali interlocutori in questo processo (imprese, associazioni, sindacati, università e centri di ricerca) e presentato dal relatore, Lorenzo Basso.

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Matteo Meneghello

La «via italiana» all’Industria 4.0 è praticabile, nonostante comprensibili asperità, che vanno superate puntando sulla produttività del capitale umano, accompagnata ad un’innovazione quotidiana anche radicale, adeguando quindi le politiche del lavoro, la formazione delle competenze e creando standard aperti. Sono queste le conclusioni del documento conclusivo sulla nuova rivoluzione manifatturiera, licenziato dalla Commissione alle Attività produttive della Camera dopo una serie di audizioni dei principali interlocutori in questo processo (imprese, associazioni, sindacati, università e centri di ricerca) e presentato ieri dal relatore, Lorenzo Basso. La trasformazione del sistema, segnalano i deputati, rappresenta una necessità più che un’opportunità, al fine di assicurare che il sistema industriale italiano resti competitivo. Cinque i pilastri della «via italiana»: una governace chiara, infrastrutture abilitanti, potere contare su competenze digitali, spazio alla ricerca, un’innovazione che sia «open». Tra i punti di forza italiani, che vanno valorizzati, la commissione segnala il piano per la banda ultralarga del Governo. Accanto a questo si collocano le competenze industriali del paese. Il manifatturiero non comprende però, avvisano i deputati, player di sistema di dimensione globale e software vendor nazionali e per questo servono piattaforme e standard aperti per cogliere risultati concreti, evitando il rischio di subire iniziative altrui. Altro fattore critico è la difficoltà ad acquisire cultura manageriale e personale qualificato nella gestione d’impresa e nelle ricerca e sviluppo. Un aspetto che investe direttamente il sistema della formazione, giudicato ancora non pienamente in grado di incrociare la domanda delle imprese; a questo si aggiunge il fatto che l’Italia, secondo la ricostruzione dei deputati, non è in grado di trattenere le alte professionalità prodotte dal suo sistema formativo e nemmeno è in grado di attirare professionalità dall’estero (a causa di una domanda ancora insufficiente e remunerazioni non adeguate). Per ovviare ai limiti dimensionali del capitalismo italiano la Commissione indica poi la necessità di «fare rete», ma aggiunge pure la necessità di individuare strumenti di finanziamento innovativi, orientandoli, in particolare, al sostegno delle start up. «È evidente – conclude la commissione – che un processo di tale complessità richieda una governance associata che possa orientare e indirizzare il sistema». La Cabina di regia italiana si muoverà con finalità analoghe a quelle della Piattaforma 4.0 tedesca, ma con una struttura più snella e flessibile. Tra gli obiettivi prioritari, il Governo indica come indispensabile la rapida cablatura delle aree a forte presenza industriale. Assicurare all’85% della popolazione la connessione ad almeno 100 mbps entro il 2020 è tuttavia considerato solo un punto di partenza: l’Italia punta anche sullo sviluppo delle reti wireless e 5g, e su reti elettriche intelligenti. La strategia prevede poi la creazione di diversi digital innovation hub, vale a dire ecosistemi nei quali operino a stretto contatto ricerca e sviluppo, imprese innovative, grandi imprese, start up e investitori. Rilevante, nel processo di digitalizzazione, anche il ruolo della pubblica amministrazione, non solo per modernizzare i processi amministrativi, ma anche con funzione di stimolo all’innovazione nel settore privato e industriale. Sul piano della formazione l’obiettivo è colmare il gap focalizzandosi in particolare sulla riqualificazione del personale che svolge attività a rischio di obsolescenza e sul recupero della generazion e Neet; anche il sistema scolastico, però, dovrà colmare i ritardi, relativi sia ai contenuti trasversali sia alle competenze. Cruciale, infine, la presenza di un digital single market europeo, presupposto per garantire un sistema aperto e interoperabile. Solo così il made in Italy potrà cogliere le opportunità della digitalizzazione che per la Camera, considerando il tessuto di pmi italiano, saranno legate soprattutto alla capacità di gestione dei dati e all’utilizzo dell’Internet of things.

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