Per i distributori un «gettone» da 500 milioni

Per i distributori un «gettone» da 500 milioni

Sole24ore – 18 luglio 2016

Le imprese che gestiscono i distributori automatici devono aggiornare oltre 800mila macchinette per adeguarle alle nuove regole previste dal fisco per registrare gli incassi, invista della fase transitoria che scatterà il prossimo gennaio. I tempi sono stretti e gli operatori stimano una spesa di 500 milioni. Ma il settore si augura anche che venga replicato il modello di agevolazioni adottate negli anni 90 peri registratori di cassa. A ciò guardano le quasi 4mila imprese del settore, secondo i dati di Unioncamere, e i circa 33mila addetti impegnati nel vending.

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Enrico Netti

Una chiavetta caricata con quasi 500 milioni di euro. È questo il costo che la filiera delle imprese che gestiscono i distributori automatici rischia di dover affrontare entro il 31 dicembre 2022. A fare la stima è Antonio Tartaro, responsabile della commissione fiscale di Confida, in vista del piano di aggiornamento di tutte le vending machine a cui si deve aggiungere la capacità di memorizzare e trasmettere i corrispettivi giornalieri incassati all’Agenzia delle entrate per adeguarsi al decreto legislativo numero 127 del 2015. Per il momento ci si prepara alla fase transitoria che scatterà il prossimo primo gennaio con una serie di incontri tecnici tra i rappresentanti di Confida, l’associazione di categoria che rappresenta i diversi comparti merceologici della filiera della distribuzione automatica di bevande ed alimenti aderente a Confcommercio, e Agenzia delle entrate, la controparte. «Teoricamente saremmo pronti per adeguarci alle nuove norme della fase transitoria – racconta Nicola Policoro, responsabile della It governance della Dia Vending, azienda presente in Puglia e Basilicata che fa capo alle famiglie Raffaele e Policoro -. Ogni modifica ai flussi informativi aziendali, anche se ben documentata, genera sicuramente delle problematiche al momento del rilascio in produzione. Ora i tempi iniziano a essere stretti e fmora non ci è stato possibile testare e collaudare con una piattaforma di prototipazione le soluzioni indicate dalle Entrate». Una forte criticità tecnica a cui si aggiunge l’assenza sul sito dell’Agenzia dell’area dedicata agli operatori del settore vending necessaria per il censimento online dei distributori. «L’Agenzia ci ha assicurato che questi nodi dovrebbero essere risolti entro lunedì (oggi ndr)», ha detto Tartaro. Le preoccupazioni maggiori degli operatori riguardano la fase a regime per il momento ancora in via di definizione. In un incontro svoltosi lo scorso martedì, l’associazione ha evidenziato come le soluzioni proposte perla fase a regime siano volte a minimizzare l’impatto economico dell’aggiornamento, salvaguardando la sicurezza e l’affidabilità del dato rilevato. L’orientamento dell’Agenzia invece punta verso una soluzione in cui la memoria fiscale è all’esterno del sistemadipagamento dellamacchinetta. Ma questa soluzione è considerata da Confida molto onerosa. Inoltre per avere “il colloquio” tra memoria fiscale e i sistemi di pagamento si dovranno sostituire le gettoniere prima del normale periodo di ammortamento. «Il costo totale si può calcolare in circa 550 euro per distributore – spiega Antonio Tartaro -. Si deve poi attendere lo sviluppo di queste nuove soluzioni e la successiva approvazione da parte della Commissione misuratori fiscali delle Entrate, con il concreto rischio che le imprese che gestiscono le macchinette stoppino gli investimenti in attesa della nuova generazione di dispositivi rinunciando ad altri investimenti». Le conseguenze ricadrebbero sui produttori made in Italy, punta di diamante del settore in Europa. Per ridurre costi e problemi da Confida suggeriscono una possibile soluzione che si ispira al passato. Nella prossima legge di Stabilità dovrebbe essere inserito un credito d’imposta analogo a quello previsto nei primi anni 90 con l’introduzione dell’obbligo dei registratori di cassa. A ciò guardano le quasi 4mila imprese del settore, secondo i dati di Unioncamere, e i circa33mila addetti impegnati nel vending. Nel 2015 il giro d’affari del settore in Italia, secondo l’analisi di Accenture, è stato di i,8 miliardi di euro ( 3,8%) realizzato erogando quasi 5 miliardi di consumazioni ( 34%), tra bevande calde (3,2 miliardi), fredde (9ó milioni), snack (775 milioni), gelati (9,7 milioni) e pasti pronti (1,7 milioni).

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