La mappa 2015 del valore aggiunto

La mappa 2015 del valore aggiunto

Sole24ore – 5 settembre 2016

Per le società che hanno chiuso il bilancio in utile il 2015 può essere considerato una buona annata. Sono aumentati il valore aggiunto, elemento che evidenzia la crescita economica, e il fatturato. È quanto emerge da una analisi di Infocamere su un campione di circa 370mila bilanci. Segnali di miglioramento si registrano in alcune province del Mezzogiorno, mentre tra i settori le migliori performance arrivano da sanità e turismo.

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Enrico Netti

Il 2015 visto con gli occhi delle imprese italiane che hanno i bilanci in utile può essere considerato un anno buono, con una bella iniezione di fiducia e di ricavi dopo la lunga crisi. Lo confermano due dati: l’aumento del valore aggiunto ( 10% rispetto al 2014) e l’incremento del fatturato, che ha segnato un 9,9 per cento. In un Paese, come quello fotografato ancora venerdì dall’Istat con la crescita zero del Pil nel secondo trimestre, non mancano certo le aziende capaci di creare ricchezza. La crescita a due cifre del valore aggiunto emerge dall’elaborazione condotta da InfoCamere su un campione di quasi 369mila bilanci 2015 depositati in forma elettronica. Sono state incluse le società che l’anno scorso hanno avuto un utile d’esercizio ed escluse le società quotate, quelle del settore fmanziario e i soggetti non obbligati al deposito del bilancio in formato elettronico. Il valore aggiunto prodotto dal campione considerato ha quasi sfiorato i 252 miliardi, mentre il fatturato ha raggiunto i 1.105.5 miliardi. Dalla lettura dei bilanci, su un campione più ampio, emerge un altro elemento positivo: la leggera riduzione, al 33,6% dal 36,1% del 204, dello stock delle aziende che hanno chiuso i conti in perdita «Sono dati molto positivi in un anno in cui si è scontata anche la deflazione – commenta Eugenio Pinto, docente di economia aziendale alla Luiss -. Le imprese sono riuscite a reagire e a crescere, creando quei presupposti che in un prossimo futuro potrebbero portare alla creazione di nuovi posti di lavoro». Il dato di fatto è che le società hanno prodotto e venduto di più. Le buone performance registrate nell’anno dell’Expo sono il frutto di diverse circostanze, a partire dalle esportazioni, che hanno segnato il miglior dato (414 miliardi) nel decennio, aiutate dal super dollaro e pur soffrendo per le sanzioni alla Russia e per il crollo del greggio. InfoCamere ha anche fotografato l’evoluzione dell’andamento del valore aggiunto e del fatturato per provincia sede dell’impresa. Le migliori performance non sono state realizzate nei distretti o dove è più fitta la presenza di reti d’impresa, ma nel Mezzogiorno. Su tutte spicca Oristano. «Sarà vero, ma è incredibile, perché non si sono viste ricadute sull’occupazione» esclama sorpreso Giuseppe Ruggiu, presidente di Confindustria Oristano. Nella provincia sarda ci sono realtà della filiera agroalimentare, per la trasformazione del prodotto e la grande distribuzione alimentare, oltre a società che commercializzano prodotti e derivati petroliferi. «Sono anche stati fatti grossi investimenti in campi eolici e in serre fotovoltaiche» aggiunge Ruggiu. E forse la spinta al valore aggiunto è arrivata da questi impianti. Al primo posto per valore della produzionee al quinto per valore aggiunto c’è Potenza. «Abbiamo due settori trainanti: l’oilegas e l’automotive – osserva Pasquale Lorusso, presidente di Confindustria Basilicata -, a cui si aggiungono il turismo e l’agroalimentare». Nel 2015 gli impianti Fca dell’area della Sata hanno marciato a pieno ritmo, trainando i fornitori, di cui circa la metà sono locali. C’è, insomma, un Sud che dimostra di avere margini di crescita, pur in un contesto di pesante deficit infrastrutturale. Tra le regioni la Lombardia conferma il suo ruolo di locomotiva con quasi tutte le sue province al di sopra della media nazionale. «La regione ha imprese in buona salute che sono riuscite a far ripartire ricavi e valore aggiunto in un periodo di incertezza per i mercati-sottolinea Alberto Ribolla, presidente Confindustria Lombardia -. Certo, per mantenere e incrementare questi risultati sono necessari investimenti in innovazione, in crescita dimensionale, per l’aggregazione delle imprese e un rinnovato rapporto con il mondo della finanza». La ripresa si può e si deve consolidare con un sinergico lavoro di squadra.

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