Reti contratto: la situazione patrimoniale non va presentata

Reti contratto: la situazione patrimoniale non va presentata

Agrisole – 16 settembre 2016

La legge n. 154/2016 (collegato agricolo) all’articolo 17, prevede una disposizione in materia di contratto di rete in cui viene precisato che il deposito della situazione patrimoniale presso il Registro delle Imprese nel mese di febbraio dell’anno successivo si applica solo per le «reti soggetto» e cioè per quelle che hanno acquisito la soggettività giuridica. Quindi per le reti contratto, che normalmente è la forma che viene utilizzata in agricoltura, non c’è l’obbligo di presentare la situazione patrimoniale alla Camera di Commercio.

Gian Paolo Tosoni

La legge n. 154/2016 (collegato agricolo) all’articolo 17, prevede una disposizione in materia di contratto di rete in cui viene precisato che il deposito della situazione patrimoniale presso il Registro delle Imprese nel mese di febbraio dell’anno successivo si applica solo per le «reti soggetto» e cioè per quelle che hanno acquisito la soggettività giuridica. Quindi per le reti contratto, che normalmente è la forma che viene utilizzata in agricoltura, non c’è l’obbligo di presentare la situazione patrimoniale alla Camera di Commercio. Si ricorda che anche in agricoltura, accanto agli strumenti tradizionali di associazione delle imprese, come i consorzi, le cooperative e le organizzazioni di produttori, può essere utilizzato il modello di aggregazione delle reti di imprese. Si tratta di un modello che prevede l’ associazione tra più soggetti con lo scopo perseguire interessi comuni. Dal 2009, anno dell’introduzione di questo istituto, sino ad oggi la disciplina in materia è stata ampiamente ritoccata e sono intervenute diverse modifiche ed integrazioni con l’obiettivo di potenziarne l’attrattività e favorirne la diffusione. Previsto un credito d’imposta per gli investimenti realizzati dalle imprese pari al 40% delle spese Il contratto di rete è un accordo con il quale più imprenditori si impegnano a collaborare al fine di accrescere, sia individualmente (cioè la propria impresa) che collettivamente (cioè le imprese che fanno parte della rete), la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato. Le imprese appartenenti alla rete, sulla base di un programma comune, collaborano, si scambiano informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ed esercitano in comune una o più attività rientranti nello specifico ambito della propria impresa. Questa forma contrattuale è stata introdotta nel nostro ordinamento giuridico dall’art. 3, commi 4-ter, 4-quater, 4-quinquies del D.L. n. 5 del 10 febbraio 2009, convertito con la Legge n. 33 del 9 aprile 2009, così come modificata dal D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, convertito nella Legge n. 122 del 30 luglio 2010. Sotto il profilo fiscale i contratti di rete sono stati esaminati dalla Agenzia delle Entrate con la circolare n. 20 del 18 giugno 2013. Dal 2014 questi contratti sono utilizzabili anche in agricoltura con lo scopo di aumentare la propria produzione anche sui terreni di proprietà di altre aziende agricole. Il comma 3 dell’articolo 1 bis del Dl 91/2014 (decreto competitività), stabilisce infatti che la produzione agricola derivante dall’esercizio in comune secondo un contratto di rete si considera ottenuta a titolo originario e può essere divisa tra i contraenti. Pertanto due o più imprese agricole possono associarsi e stipulare un contratto di rete con cui possono conseguire obiettivi comuni.

La forma giuridica del contratto: rete soggetto e rete contratto. Il comma 4 ter dell’articolo 3 del DL 5/2009 dispone che «lil ontratto di rete che prevede l’organo comune e il fondo patrimoniale non è dotato di soggettività giuridica, salva la facoltà di acquisto della stessa ai sensi del comma 4-quater ultima parte». L’ultima parte del comma 4 quater prevede che, se è prevista la costituzione del fondo comune, la rete può iscriversi nella sezione ordinaria del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sua sede: l’iscrizione nella sezione ordinaria del registro delle imprese nella cui circoscrizione determina l’acquisto, da parte della rete, della soggettività giuridica . L’attuale contesto normativo, quindi, offre agli imprenditori che intendono costituire una rete di imprese la possibilità di adottare due diverse forme giuridiche: l’adozione di un modello contrattuale puro di rete di impresa, detto «rete contratto» oppure la creazione di un nuovo soggetto giuridico detto «rete soggetto». La circolare 20E del 18 giugno 2013 fornisce chiarimenti in merito. Nelle reti contratto non essendo stata esercitata l’opzione per l’ottenimento della soggettività giuridica, la titolarità di beni, diritti, obblighi ed atti è riferibile, quota parte, alle singole imprese. In capo alle imprese la soggettività tributaria non si estingue né si modifica e né si attribuisce soggettività tributaria alla rete. Secondo la recente modifica normativa per questa ragione la rete contratto non deve redigere la situazione patrimoniale. Ai fmi fiscali, l’imputazione delle singole operazioni direttamente alle imprese partecipanti si traduce nell’obbligo di fatturare da parte di queste ultime ed a queste ultime, rispettivamente, le operazioni attive e passive poste in essere dall’organo comune. Viceversa, gli eventuali atti posti in essere dalle singole imprese o dall’ «impresa capofila», che operano senza rappresentanza. non comportano alcun effetto sulla sfera giuridica delle altre imprese partecipanti al contratto. Ciascuna impresa aderente alla rete, farà pertanto concorrere alla formazione del proprio risultato di periodo i costi che ha sostenuto e i risultati che ha realizzato per l’attuazione del programma di rete. La forma più conveniente da utilizzare in ambito agricolo è senza dubbio la rete contratto. La rete soggetto non è consigliabile in quanto esiste già un istituto, che è quello delle cooperative, che può usufruire di una serie di agevolazioni.

Credito d’imposta . Al fine di incentivare il compimento di un programma comune di rete, il legislatore ha introdotto delle agevolazioni fiscali. L’attuale agevolazione prevista dal DL 91/2014 ha stabilito un credito di imposta per gli investimenti realizzati dalle imprese aggregate con contratto di rete. L’incentivo consiste in un credito d’imposta pari al 40% delle spese sostenute per tali investimenti. In pratica, il 40% dell’investimento viene «ripagato» alle imprese dallo Stato sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare in compensazione contro altre imposte dovute (tra cui l’Iva). Vi sono però due limiti: il credito d’imposta concesso non può superare 400mila euro (il che significa che l’investimento agevolato non può essere superiore a 1.000.000) e i crediti d’imposta che saranno concessi complessivamente in tutta Italia non potranno superare 4.500.000 euro nel 2014, 9.000.000 euro nel 2015 e 9.000.000 euro nel 2016. Il decreto ministeriale 13 gennaio 2015 ha dato attuazione al predetto incentivo stabilendo il termine per presentare la domanda alla data del dal 20 al 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui sono stati fatti gli investimenti. L’ istanza deve essere presentata in via telematica al ministero delle Politiche agricole.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...