La fattura elettronica vale due punti di PIL all’anno

La fattura elettronica vale due punti di PIL all’anno

AgendaDigitale.eu – 7 marzo 2017

La fatturazione elettronica, a un punto di svolta nel 2017 con la legge sugli incentivi b2b, è una leva di competività per il sistema paese: dati sull’utilizzo da parte delle imprese, prospettive anche in ottica europea, sfide per imprese e PA. La scheda tecnica sulla piattaforma di Infocamere.

Con l’apertura ai rapporti B2B, la fatturazione elettronica ha la possibilità di entrare in una nuova fase di implementazione in cui dispiegare quegli effetti positivi, per la competitività del tessuto economico nazionale, che restano uno degli obiettivi principali della sua ragion d’essere.  L’Agenda digitale europea individua nella fatturazione elettronica un’importante leva per la crescita del Prodotto interno lordo. Un passaggio importante verso un’economia europea più competitiva, in cui organizzazioni del settore pubblico e privato possono ridurre gli errori e il tempo dedicato alle attività amministrative, con ricadute positive sui costi di produzione. Tradotto in cifre, un vantaggio che può arrivare a valere due punti di PIL all’anno.

I dati dell’esperienza fin qui maturata sul fronte dei rapporti tra imprese e Pubblica Amministrazione, confermano le potenzialità di questo strumento. Ad oggi, oltre 750.000 imprese hanno inviato 38,5 milioni di “file fattura” in XML agli oltre 56.000 uffici pubblici preposti a riceverli. Sicuramente un risultato incoraggiante, per un paese in cui la grande maggioranza delle imprese è tuttora restia ad affrontare il salto nel digitale, anche perché favorita nel passato da un quadro normativo spesso troppo “innamorato” del formato cartaceo nella gestione dei documenti.

Proprio l’evoluzione del quadro normativo nazionale in materia di fatturazione elettronica, suscita oggi alcune perplessità negli operatori del settore e nelle imprese. Perplessità opportunamente raccolte e fatte proprie da Agendadigitale.eu che ha stimolato un approfondito e utile dibattito. Tra i temi sollevati, uno in particolare vede impegnate le Camere di commercio, con il supporto di Unioncamere e InfoCamere: lo sforzo di costruire una maggiore consapevolezza dei vantaggi della fatturazione elettronica – ma più in generale, dell’introduzione del digitale ‘tout-court’ – tra le migliaia di micro e piccolissime imprese che ‘reggono’ il tessuto produttivo nazionale. Quei soggetti cioè che, in mancanza di adeguate iniziative di supporto, rischiano di rimanere escluse dai grandi processi di digitalizzazione in corso.

Per un soggetto istituzionale come le Camere di commercio è proprio in questa “cifra culturale” – in una prospettiva di alfabetizzazione digitale – che va letto il vero valore della fatturazione elettronica (e a maggior ragione le grandi potenzialità della sua diffusione nei rapporti B2B). In stretta collaborazione con l’AgID, le Camere di Commercio sono state tra le prime PA italiane ad attivarsi perché questa svolta digitale non lasciasse indietro i soggetti meno attrezzati – le PMI con micro-volumi di forniture verso la PA – ma, anzi, fosse un’occasione concreta per contribuire a ridurre il loro gap digitale. Questa azione si è tradotta in uno strumento operativo di natura pubblica – la piattaforma gratuita di Infocamere accessibile anche via SPID – e rivolto a tutti i piccoli imprenditori che forniscono solo occasionalmente beni o servizi alle Pubbliche Amministrazioni o che siano nelle more di adottare soluzioni professionali più idonee ad un “ordinario” flusso di documenti elettronici.

In due anni e mezzo – la piattaforma è andata online con cinque mesi di anticipo rispetto all’entrata in vigore dell’obbligo vero la PA – abbiamo contribuito ad innescare un processo che ha favorito la digitalizzazione di oltre 70mila PMI che hanno potuto gestire oltre 650mila fatture elettroniche nel rispetto gli obblighi di legge. Un intervento sviluppato in logica di sussidiarietà rispetto al mercato e di inclusione digitale rispetto ai soggetti meno strutturati del nostro tessuto economico, e che oggi è pronto per accompagnare le PMI aderenti a fare il passo ulteriore verso la fatturazione B2B, con un’azione complementare alle iniziative degli attori di mercato (quali operatori dell’ICT, produttori di software gestionale, professionisti, etc.), per concorrere nell’offrire le migliori soluzioni tecniche e di competenza contabile al mondo delle piccole imprese.

Un passaggio fondamentale, quello di assicurare l’inclusione digitale agli operatori più piccoli, che viene ribadito dalla collaborazione che InfoCamere sta prestando – in funzione di supporto tecnologico a Unioncamere e sotto il coordinamento dell’AgID – all’aggiornamento del sistema centralizzato italiano di scambio di fatture elettroniche (SDI) alle specifiche tecniche dello standard (EN) previsto dalla Direttiva 2014/55/UE sulla fatturazione elettronica negli appalti pubblici europei, grazie al quale le singole piattaforme nazionali potranno dialogare tra loro consentendo agli operatori di inviare fatture elettroniche alla PA di un altro paese dell’Unione.

L’avventura della fatturazione elettronica è solo all’inizio e il suo successo dipenderà dal mettere in scena uno sforzo corale di tutti i protagonisti coinvolti. Nonostante qualche esitazione, oggi abbiamo la concreta possibilità di farlo, sfruttando la convergenza pubblico-privato sulla necessità di realizzare l’agenda digitale. A due condizioni. Dal lato delle PMI bisogna insistere – e le Camere di commercio sono in prima fila, insieme alle associazioni imprenditoriali – sugli stimoli a far passare il messaggio che il digitale è ormai la dimensione ‘normale’ della competitività, un’idea che i nostri giovani hanno già fatta propria e che va sostenuta fin dai banchi di scuola e dell’università. Sul lato delle istituzioni e della PA, invece, bisogna fare molto di più e in poco tempo. Si deve essere disruptive, cambiare cioè radicalmente il modo in cui si pensano e si realizzano i servizi che servono a cittadini e imprese. In questo senso credo vada letto il richiamo a quel Rinascimento Digitale che da più parti viene evocato, come un’opportunità ma anche come un processo inevitabile – se vogliamo che l’Italia continui a rimanere un paese moderno, all’altezza delle aspettative dei suoi cittadini e delle sue imprese.

di Paolo Ghezzi Direttore Generale di InfoCamere

 

Scheda tecnica: come funziona la Piattaforma

La piattaforma – accessibile all’indirizzo https://fattura-pa.infocamere.it – consente alle Pmi di gestire senza alcun costo l’intero ciclo di vita delle fatture elettroniche (compilazione, spedizione, gestione e conservazione digitale a norma per dieci anni), fino a 24 fatture elettroniche l’anno, operando in piena integrazione con l’anagrafe economica nazionale del Registro delle Imprese delle Camere di commercio, l’hub informativo del mondo imprenditoriale che garantisce la correttezza e il costante aggiornamento delle informazioni.

Nel caso l’utente sia titolare di cariche in più imprese, infatti, egli viene riconosciuto e “autorizzato” automaticamente ad emettere fattura verso la PA, in quanto i suoi poteri sono stati individuati con certezza sulla base dei dati contenuti nel registro. Viene inoltre aiutato concretamente nella creazione della fattura, in quanto tutti i dati dell’impresa vengono auto-compilati dal sistema, evitando errori e comprimendo i tempi della procedura.

Al servizio si accede previo riconoscimento del titolare dell’impresa tramite la Carta Nazionale dei Servizi (CNS), strumento introdotto dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) per l’accesso telematico ai servizi della PA, consentendo la compilazione del documento contabile, l’individuazione della PA destinataria, la firma digitale, l’invio e relativa conservazione a norma. La piattaforma online è anche raggiungibile sia dai singoli siti delle Camere di commercio, sia dal punto unico di contatto previsto dalla direttiva Servizi europea www.impresainungiorno.gov.it

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