Sempre più giovani e stranieri Così cambiano gli ambulanti

Sempre più giovani e stranieri Così cambiano gli ambulanti

la Repubblica – 16 marzo 2017

Le bancarelle aumentano mentre i piccoli negozi chiudono, ma la direttiva Bolkestein ha spaccato la categoria costretta a mettersi in regola per poi partecipare alle gare. Negli ultimi due anni oltre 96 mila aziende non hanno versato un euro di contributi all’Inps. L’età media di chi vende nei mercati è di 46 anni. Con la crisi sono aumentati gli under 35.

Luisa Grion

Le bancarelle aumentano, i negozi al dettaglio chiudono: la categoria degli ambulanti è in netta crescita, ma davanti alla Bolkestein, la direttiva europea che rivoluzionerà il sistema per assegnare le concessioni, le 194 mila microaziende che vendono low cost in strada arrivano divise. Ieri alla manifestazione nazionale a Roma, mancavano le due associazioni che assieme rappresentano il 70 per cento del mercato ambulante (Anva-Confesercenti e Fiva Confcommercio). C’erano invece una miriade di piccole sigle calorosamente accolte dalla quasi totalità dell’arco parlamentare. Dai 5 Stelle al Pd, da Fratelli d’Italia a Sinistra italiana. Tutti d’accordo sul fatto che la famigerata direttiva Ue non va applicata a chi vende sui banchetti, tanto meno ai taxisti o ai proprietari di stabilimenti balneari che in questi giorni il ministro Calenda sta incontrando. La battaglia contro la Bolkestein, in realtà va avanti da anni. L’Italia l’ha recepita nel 2010 e da allora, fra rimbalzi e proroghe non è ancora stata applicata. Le regole introdotte prevedono la messa a gara delle concessioni assegnate alle imprese, con limitazioni. «Una distruzione programmata del piccolo commercio» spiegava Upvad, Goia-Ugl, Fivag-Cisl, Assidea, sigle “autonome”della categoria. In realtà, la lunga trattativa messa in atto da Anva e Fiva, Conferenza Stato Regioni e Anci, ha portato ad una intesa che poggia su molti paletti. E su un compromesso: comunque vada le nuove assegnazioni dei “posteggi” partiranno dalla fine del 2018. «Su questa direttiva si raccontano un sacco di frottole — dice Giacomo Errico, presidente di Fiva Confcommercio—L’intesa trovata garantisce la professionalità: chi è in regola non avrà nulla da temere. Non c’è asta, ma una gara con punteggi così assegnati: 40% al prestatore uscente e un altro 40% a chi è in attività da 0 a 5 anni, l’anzianità più lunga conta per il 60%». Certo bisogna anche presentare il Durc o il certificato di regolarità contributiva. Ed e proprio qui che cominciano i problemi. Sulla base dei dati Inps, risulta che negli ultimi due anni, oltre 96 mila aziende non hanno versato un euro di contributi ( il 26% di quelle italiane, l’83 delle straniere ). Incrociando i numeri dell’Agenzia delle Entrate, le imprese in regola con il fisco ( fra studi di settore e partite Iva) sono poco meno di 100 mila, il 50% circa. Sulle altre poco si sa. Certo è che la crisi ha attirato nel settore categorie inaspettate: ci sono negozianti che hanno venduto bottega e aperto il banchetto per risparmiare i costi dell’affitto. E giovani che vivono il commercio itinerante come una soluzione transitoria: gli under 35 negli ultimi anni 4 anni sono aumentati del 5,3% (l’età media è comunque di 46 anni). Irregolarità e abusivismo rappresentano la norma. Per non dire delle concentrazioni anomale, specialmente a Roma poche famiglie si spartiscono una bella fetta dei banchetti, poi dati in gestione a venditori extracomunitari. Ciò spiega in parte il boom del commercio ambulante straniero (Marocco, Bangladesh, Senegal in testa), lievitato dal 2011 ad oggi del 32%. Una crescita che in realtà molti credono nasconda richieste mascherate di permesso di soggiorno. In molte amministrazioni pubbliche, specialmente al Sud, la Scia, il documento di inizio attività, è ritenuto sufficiente per avviare una attività di commercio itinerante e ottenere un permesso di soggiorno per lavoro autonomo. Si fa domanda, ma il banchetto non si apre. Pure sulle concentrazioni la Bolkesteien parla chiaro: dopo il 2020 lo stesso soggetto non potrà avere titolarità di più di due concessioni per settore merceologico. «Ecco perché ieri, anche sotto minacce, molti mercati a Roma erano chiusi e nelle altre città no» dice Maurizio Innocenti, presidente di Anva-Confesercenti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...