L’impresa forte batte anche la zavorra Sud

L’impresa forte batte anche la zavorra Sud

Sole24ore – 21 Marzo 2017

Medio-grandi, internazionalizzate e vincenti. C’è un’avanguardia di imprese del Mezzogiorno capace di prestazioni almeno analoghe alle imprese del Centro-Nord, pronte a smentire tutte le letture più stereotipate sul divario tra le due aree del Paese. Il sesto Rapporto Fondazione Ugo La Malfa sulle imprese industriali del Sud, realizzato in collaborazione con l’Area Studi di Mediobanca, contiene numeri sorprendenti: la produttività del lavoro nelle imprese medio-grandi del Mezzogiorno si è allineata alla media di tutte le imprese del resto del Paese, con un valore aggiunto per dipendente salito intorno a 84mila euro. E gli indici di redditività sanciscono rimonta e sorpasso.

Carmine Fotina

Medio-grandi, internazionalizzate e vincenti. C’è un’avanguardia di imprese del Mezzogiorno capace di prestazioni almeno analoghe alle imprese del Centro-Nord, pronte a smentire tutte le letture più stereotipate sul divario tra le due aree del Paese. Il sesto Rapporto Fondazione Ugo La Malfa sulle imprese industriali del Sud, realizzato in collaborazione con l’Area Studi di Mediobanca, contiene numeri sorprendenti: la produttività del lavoro nelle imprese medio-grandi del Mezzogiorno si è allineata alla media di tutte le imprese del resto del Paese, con un valore aggiunto per dipendente salito intorno a 84mila euro. E gli indici di redditività sanciscono rimonta e sorpasso. Gli 84mila euro rappresentano un risultato ben più alto della produttività delle imprese meridionali nel loro complesso, cioè 66mila euro per dipendente. La differenza di passo si nota anche se si considera un altro parametro, l’incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto: 68,8% per la media di tutte le imprese del Centro-Nord, 79,6% per la media di tutte le imprese meridionali, ma solo 56,8% per le società medio-grandi del Sud. Significa in estrema sintesi – secondo il rapporto che sarà presentato oggi presso la sede dell’Abi alla presenza del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia – che «la localizzazione meridionale non comporta per l’attività industriale costi aggiuntivi tali da renderla in partenza deficitaria». Il numero di imprese industriali al Sud è calato – dell’8% tra il 2009 e il 2016 – ma chi ha le dimensioni giuste non si fa sommergere e reagisce. Si è scesi da 378mila a 347mila imprese (includendo anche le imprese di costruzioni) mentre la diminuzione è stata leggermente più marcata per il settore industriale in senso stretto, passato da 154mila a 141mila unità. Eppure, quello in corso è un processo di selezione, un’evidente polarizzazione che sembra alla lunga premiare la resilienza di chi ha investito. In sostanza, è spesso la capacità di strutturazione delle imprese, la loro propensione all’innovazione e alla diversificazione dei Paesi di sbocco, a determinare la possibilità o meno di stare con successo sul mercato. Il rapporto analizza l’industria meridionale in profondità. La rilevazione sul numero delle imprese attive (rilevazione Infocamere) è accompagnata da dati di bilancio compresi fra il 2008 e il 2015, con focus su 135 imprese industriali di maggiori dimensioni e 263 imprese medie (di cui 5o fanno parte del “campione Mediobanca”). Per la totalità delle imprese meridionali, il 2015 ha sancito un sostanziale recupero dei livelli di fatturato rispetto all’inizio della crisi (47,8 miliardi rispetto a 48,2 miliardi del 2oo8). Ma i risultati restano negativi, con 900 milioni di perdite nel 2015. Per le società medio-grandi, tra cui spiccano le cosiddette multinazionali “tascabili”, la musica cambia. II fatturato 2015 è sui massimi di tutto il periodo, con un aumento del 17% e, in particolare, i ricavi da export sono decollati del 44%. Il risultato netto è stato pari a 278,2 milioni, rispetto a 259 milioni del 2008. I dati del Roe (rapporto tra risultato d’esercizio e patrimonio netto) e del Roi (rapporto tra margine operativo netto capitale investito) sono un ulteriore specchio di questa doppia andatura. Nella media delle imprese considerate, il Roi al Sud è pari al 6,6% rispetto a un 8,3% del resto del Paese, ma le società meridionali medio-grandi hanno il più elevato ritorno tra tutte le imprese (10,1%). Nel caso del Roe, il totale delle società meridionali è negativo del 6,9% contro un dato positivo del 14,3% delle medio-grandi e del 6,1% del Centro-Nord. Dietro i numeri sembra esserci una lezione per chi ha un progetto solido per investire al Sud: c’è ancora spazio per l’industria.

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