Pagamenti Pa, dati «real time» per rispondere alla Ue

Pagamenti Pa, dati «real time» per rispondere alla Ue

Sole24ore – 29 Marzo 2017

Il sistema Siope+ (sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti) è il nuovo meccanismo che servirà ad allineare le informazioni sulle fatture (dati già ad oggi esaustivi e acquisiti in automatico sulla piattaforma elettronica del Mef) con quelle sui pagamenti realmente effettuati (dati incompleti perché non tutte le Pa li comunicano). Secondo il monitoraggio aggiornato a settembre 2016, sono 22mila le Pa censite sulla piattaforma Mef e di queste il 65% risulta attivo nel fornire informazioni, dato comunque in miglioramento rispetto al 35% di aprile 2016. Siope, previsto dalla legge di bilancio 2017, sarà sperimentato dal 1 luglio 2017 per un gruppo limitato di enti e banche mentre il 1 gennaio 2018 è prevista la partenza a regime di regioni, province e comuni, attraverso un rilascio scaglionato nel corso dell’anno.

Carmine Fotina

Per smaltire tutti i debiti arretrati della Pubblica amministrazione bisognerebbe almeno sapere con certezza a quanto ammontano. Questa considerazione apparentemente degna di monsieur de La Palisse è in realtà fondamentale per capire perché l’Italia, dopo tre decreti legge e un numero imprecisato di norme varate a partire dal 2013, si trovi ancora sotto procedura di infrazione Ue per i ritardi di pagamento. Entro metà aprile il governo, attraverso il Dipartimento Politiche comunitarie, risponderà a Bruxelles che a metà febbraio ha trasmesso il «parere motivato» che ci invitava a trovare una soluzione entro due mesi. Al centro della risposta, che sarà tecnicamente redatta dai funzionari del ministero dell’Economia e della Ragioneria dello stato, ci sarà il sistema Siope+, evoluzione dell’attuale Siope (sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti). Il nuovo meccanismo servirà ad allineare le informazioni sulle fatture (dati già ad oggi esaustivi e acquisiti in automatico sulla piattaforma elettronica del Mef) con quelle sui pagamenti realmente effettuati (dati incompleti perché non tutte le Pa li comunicano). Secondo il monitoraggio aggiornato a settembre 2016, sono 22mila le Pa censite sulla piattaforma Mef e di queste il 65% risulta attivo nel fornire informazioni, dato comunque in miglioramento rispetto a135% di aprile 2016. Il nuovo sistema dovrebbe dribblare il problema. Siope, previsto dalla legge di bilancio 2017, sarà sperimentato dal l luglio 2017 per un gruppo limitato di enti e banche mentre il 1 gennaio 2018 è prevista la partenza a regime di regioni, province e comuni, attraverso un rilascio scaglionato nel corso dell’anno. Per le amministrazioni pubbliche scatterà un nuovo obbligo: i mandati di pagamento dovranno essere trasmessi a tesorieri o cassieri esclusivamente in modalità digitale, secondo un modello standard definito dall’Agenzia per l’Italia digitale, e solo attraverso la piattaforma Siope, gestita dalla Banca d’Italia. Lo scopo è trarre in modo automatico i dati necessari al monitoraggio degli incassi e dei pagamenti della Pa. Secondo la Ragioneria, in questo modo si otterranno informazioni complete ed affidabili e si esonereranno di conseguenza gli enti dall’incombenza di comunicare i pagamenti. Dovrebbe essere dunque più facile tenere sotto controllo i picchi di inadempienza e rispettare i tempi Ue. Difficile dire se basterà a convincere Bruxelles. Non è escluso che la replica contenga altri correttivi (magari sul fronte delle sanzioni). La Commissione finora si è mostrata abbastanza indulgente. L’apertura della procedura di infrazione risale al giugno 2014 poi la Commissione ha progressivamente allungato i tempi, alla luce – probabilmente – sia della complessità del problema sia dei progressi (sebbene insufficienti) fatti dall’Italia. Rispetto agli obblighi della direttiva Late Payments (pagamenti della Pa entro 3o giorni derogabili fino a 60 per la sanità e per alcune particolari imprese pubbliche), secondo dati resi noti dal Mef a settembre 2016 l’Italia si attestava su un tempo medio di 56 giorni, che diventano 54 ponderati per l’importo. Dati ancora troppo alti per la Ue, che spera di ottenere un aggiornamento più confortante.

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