La bellezza, un business che non conosce crisi

La bellezza, un business che non conosce crisi

la Stampa – 30 Marzo 2017

Mentre si abbassano le saracinesche di ristoranti, negozi di abbigliamento e alimentari l’impresa del benessere ne ha tirate su 5 mila di nuove in 5 anni. Palestre, parrucchieri, centri benessere, manicure, istituti di bellezza, per sentirsi bene con se stessi gli italiani non sembrano badare a spese. Angosciati dalla paura del terrorismo e da quella non meno ansiogeno del proprio futuro economico, si fanno le coccole e spingono in su un mercato che, includendo anche alimentazione bio, integratori e terme vale oramai la bellezza di 27 miliardi di euro. Un business che marcia al ritmo del più 5 per cento l’anno. A fornire i dati in contro-tendenza rispetto alla crisi generalizzata del commercio è Unioncamere, che insieme a Infocamere ha censito oltre 150 mila imprese del benessere.

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Paolo Russo

Mentre si abbassano le saracinesche di ristoranti, negozi di abbigliamento e alimentari l’impresa del benessere ne ha tirate su 5 mila di nuove in 5 anni. Palestre, parrucchieri, centri benessere, manicure, istituti di bellezza, per sentirsi bene con se stessi gli italiani non sembrano badare a spese. Angosciati dalla paura del terrorismo e da quella non meno ansiogeno del proprio futuro economico, si fanno le coccole e spingono in su un mercato che, includendo anche alimentazione bio, integratori e terme vale oramai la bellezza di 27 miliardi di euro. Un business che marcia al ritmo del più 5 per cento l’anno. A fornire i dati in contro-tendenza rispetto alla crisi generalizzata del commercio è Unioncamere, che insieme a Infocamere ha censito oltre 150 mila imprese del benessere. Tra il 2013 e il 2015 il valore aggiunto delle sole società di capitali si è impennato del 56%.

Al top c’è Roma

La moda delle unghie sempre perfette e colorate ha fatto aumentare di oltre il 27% i negozi d manicure e pedicure, con la variante, sempre più gettonata dei «Neilbar», dove si fanno belle le mani sorsegmiliardi di l’aumento euro di valore il menato Tra il 2013 e della il 2015 il valore aggiunto delle sole società di capitali si è impennato. A Frosinone e Latina hanno veramente fatto boom con rispettivamente 700 e 250%. Ma un balzo in avanti l’hanno fatto anche gli istituti di bellezza, con un incremento del 15,3% e le palestre, aumentate del 10,5% in due anni. Al top della cura del corpo e della mente troviamo Roma (893 imprese), Milano (551) e Bologna (155), ma molto dinamici sono anche i piccoli centri. Tira e non poco anche il turismo del wellness. Quello di chi va a rilassarsi alle terme, ma anche dei vacanzieri che optano per natura e cultura, ma in beautyfarm. Una recente ricerca condotta da Vivita-lia parla di un mercato oramai superiore ai 2 miliardi di euro, con un ritmo di crescita addirittura del 10% l’anno. Le Regioni che attraggono più turisti del benessere sono Trentino Alto Adige (35,7%), Toscana (15,4%) e Umbria (6,4% del mercato globale), tutti posti dotati di centri termali «in». Ma non si creda che a spingere il mercato siano solo le donne, perché fa la sua parte anche l’uomo sempre più «metrosexual», con il suo desiderio di bellezza e un’identità di genere non più troppo solida. Del resto basta entrare nello spogliatoio di una palestra per scoprire che sotto i 30 anni i corpi levigati dalla ceretta sono oramai maggioranza. La loro icona della prima ora era David Beckham, che si dichiara etero e narciso al punto di non disdegnare il fascino esercitato sul mondo gay. Roba da ricche élite, dirà qualche «retrosexual». Niente affatto, perché rispetto ai vecchi dandy i nuovi «uomini allo specchio» fanno massa e il loro «è forse il mercato più promettente del decennio», afferma una ricerca pubblicata sulla rivista GQ, per l’uomo che piace. Una riprova? Rasoi per depilazioni, unguenti ad effetto lifting, gel anti-occhiaie sono sempre più preda dei maschi, che hanno conquistato il 24 per cento del mercato cosmetico.

Non solo moda

Ma la ricerca del benessere non è solo moda. Dietro l’esplosione del mercato c’è anche voglia di fuga dalle paure che ci attanagliano. «Dopo l’attentato alle Torri gemelle dell’ll settembre – spiega Domenico Scagliofiglio, professore di antropologia all’Università di Salerno – in tutto il mondo occidentale si è registrato un aumento del consumo di cibo». Cosa c’entrano manicaretti e Twin Towers si dirà. «C’entrano, perché ogni trauma ha bisogno di una consolazione e la paura del terrorismo unita all’incertezza economica ci spingono alla ricerca del benessere in tutte le sue forme». Chissà cosa ne penserebbero gli uomini in nero che dei corpi stanno facendo scempio nelle nostre città.

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