Auto, aerospazio nuovi occupati così riparte il Lazio

Auto, aerospazio nuovi occupati così riparte il Lazio

Repubblica Roma – 3 aprile 2017

Non esistono segnali univoci. Ma l’immagine fotografata dalle ricerche incrociate di Banca Intesa San Paolo, Federlazio, Istat e Banca d’Italia, InfoCamere, dell’economia del Lazio e dell’export nell’ultimo semestre del 2016 rappresenta una realtà che si sta rimettendo in movimento anche se con fatica. Cresce l’occupazione degli under40 e scende leggermente il ricorso alla cassa integrazione. Ma resta un sentimento d’incertezza tra gli imprenditori che frena gli investimenti.

Marino Bisso

Non esistono segnali univoci. Ma l’immagine fotografata dalle ricerche incrociate di Banca Intesa San Paolo, Federlazio, Istat e Banca d’Italia, Infocamere, dell’economia del Lazio e dell’export nell’ultimo semestre del 2016 rappresenta una realtà che si sta rimettendo in movimento anche se con fatica. Cresce l’occupazione degli under40 e scende leggermente il ricorso alla cassa integrazione. Ma resta un sentimento d’incertezza tra gli imprenditori che frena gli investimenti. I segnali più confortanti riguardano l’export monitorato dalla direzione studi e ricerche di Intesa San Paolo. Il 2016 si è chiuso con una crescita delle esportazioni dei poli tecnologici del Lazio pari a 3,9%. Le esportazioni dei poli hi-tech hanno toccato 9,2 miliardi, confermandosi tra le principali realtà ad alto contenuto tecnologico del Paese dopo la Lombardia. È il polo aeronautico a registrare il più significativo balzo degli scambi, passando da 366 milioni di euro nel 2015 ad oltre 1 miliardo nel 2016. L’altro risultato importante arriva dall’automotive e che più di tutti migliora nel 2016, facendo segnare nell’anno un 88,8% e raggiungendo quota 2,4 miliardi. In base ai dati elaborati da Unindustria, il risultato è legato soprattutto allo stabilimento Fca di Cassino e al lancio della Giulia e lo Stelvio, le due vetture Alfa Romeo in produzione insieme alla Giulietta. Nello stabilimento Fiat Chrysler lavorano 4.300 dipendenti. Buone indicazioni anche per l’Ict romano (elettronica, componenti elettroniche, apparecchiature per tlc ) che ha evidenziato una crescita dell’export del 4,5%,mostrando una dinamica migliore rispetto al dato dei poli nazionali in calo del 4,1%. Nonostante il trend positivo però i flussi dell’Ict regionale si posizionano su valori pari a circa 765 milioni di euro, inferiori del 10% rispetto al picco registrato nel 2013. Nel 2016 rallenta anche la farmaceutica con una diminuzione delle esportazioni del 4,7% (ha risentito soprattutto del calo di vendite in Belgio ) pari a 750 milioni. Nonostante la flessione si conferma al primo posto in termini di valori esportati toccando i 7,4 miliardi. Il settore chimico, nonostante subisca un calo (-7,4%) nell’ultimo anno – secondo i dati di Unindustria – esporta per un valore totale di 1,8miliardi di euro posizionandosi al terzo posto per importanza. In crescita, invece, i distretti tradizionali: la ceramica di Civita Castellana ( 12,6% ) e l’ortofrutta dell’Agro Pontino che registra una crescita del 14,1%, soprattutto verso la Germania, e totalizza 150 milioni. «Il 2016 è stato un anno positivo per i poli tecnologici laziali. In prospettiva le realtà hi-tech offrono opportunità interessanti di crescita internazionale — spiega Pierluigi Monceri, responsabile della Direzione regionale Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo — Si parla sempre più di digitalizzazione, industria4.0, percorsi di internazionalizzazione. La vera sfida per le nostre imprese è, infatti, quella di comprendere dove andrà il mercato, e cosa chiederanno i consumatori. Il nostro Gruppo crede fortemente nell’innovazione e ha messo in campo diversi programmi per accompagnare e sostenere le imprese». I segnali di ripresa sono importanti ma «non bastano», commenta Filippo Tortoriello alla guida di Unindustria, dallo scorso settembre, che guarda alla sfida dell’innovazione digitale e al superamento delle incertezze politiche. «C’è una crescita che supera il 3% ed è un elemento positivo. Due sono i grandi protagonisti: la Fiat Chrysler di Cassino che ha una dato grande spinta anche a tutto l’indotto — spiega il presidente di Unindustria — E poi l’aerospazio che ha riportato un grande successo. Ma c’è anche il distretto di Civita Castellana che è anche un altro fiore all’occhiello. E chiaro che ci troviamo ancora in uno scenario caratterizzato da una serie di settori in difficoltà come quello dell’edilizia e che deve essere aiutato a ripartire». Esiste un problema di innovazione e passaggio verso l’industria 4.0. «Manca ancora la consapevolezza. Uno studio della Camera di commercio ha accertato, su un campione di 2mila aziende, che il 90% degli imprenditori delle piccole e medie imprese non conosce neppure il significato del termine economia 4.0 — spiega Tortoriello — Unindustria sta portando avanti il progetto di Cicero un grande centro dell’innovazione e dello sviluppo digitale per stare vicini al mondo della piccola e media impresa per affrontate questa nuova rivoluzione industriale». Sulla ripresa pesa però l’incertezza a livello politico. «Ci vorrebbero terapie forti per ridurre la pressione fiscale sia a carico delle imprese che del lavoratore. E’ chiaro che l’economia regionale si muove dentro un contesto nazionale. II Lazio sta procedendo bene il risanamento del settore della sanità neè una prova—spiega il numero uno degli industriali del Lazio — Per quanto riguarda Roma abbiamo incontrato la sindaca e proposto una nostra progettualità per rilanciare la capitale ma abbiamo trovato un muro di gomma. La proposta della tax holiday dell’assessore Colomban mi sembra una provocazione interessante ma non ha futuro. In Comune solo ora inizia a muoversi qualcosa col turismo. Qualche raggio di sole c’è».

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