L’intelligenza artificiale vale 8 miliardi di dollari

L’intelligenza artificiale vale 8 miliardi di dollari

Sole24ore – 7 Aprile 2017

Il paradosso è che in questo momento l’intelligenza artificiale raccoglie più investimenti di quanto reddito non riesca a generare. Idc, uno degli istituti di ricerca più attenti alle tecnologie nelle imprese, ha calcolato che nell’anno che si è chiuso algoritmi di machine learning e reti neurali hanno genererato un reddito non inferiore agli otto miliardi di dollari. Altre fonti parlano di oltre cinque miliardi di dollari. In ogni caso, tra tre anni questa cifra è destinata a esplodere.

Luca Tremolada

Il paradosso è che in questo momento l’intelligenza artificiale raccoglie più investimenti di quanto reddito non riesca a generare. Idc, uno degli istituti di ricerca più attenti alle tecnologie nelle imprese, ha calcolato che nell’anno che si è chiuso algoritmi di machine learning e reti neurali hanno genererato un reddito non inferiore agli otto miliardi di dollari. Altre fonti parlano di oltre cinque miliardi di dollari. In ogni caso, tra tre anni questa cifra è destinata a esplodere. Nel 2020 il comparto dell’offerta nell’ambito delle soluzioni IT legate all’intelligenza artificiale e alle applicazioni cognitive svilupperà ricavi fino a 46 miliardi di dollari. «Le applicazioni intelligenti, basate su cognitive computing, intelligenza artificiale e deep learning rappresentano la prossima onda lunga in grado di trasformare come consumatori e imprese lavorano e imparano» sostiene David Schubmehl, research director cognitive systems. Mark Zuckerberg è ancora più ottimista ed è convinto che riuscirà a insegnare alla sua casa intelligente come riconoscere i suoi amici prima ancora che bussino alla porta. Qualche dubbio qualcuno ce l’ha. Ma evidentemente il mercato è disposto a credergli. Il motivo è semplice: le promesse dell’intelligenza sono di portata epocale. Da noi l’Agid, l’Agenzia italiana per il digitale ha aperto ieri le candidature per la prima task force italiana su intelligenza artificiale e nuovi servizi ai cittadini. L’Ai (artificial intelligence) si candida ad automatizzare interi settori. Dall’auto-motive attraverso la guida autonoma alle banche fino al commercio elettronico con servizi in grado di dialogare con l’utente e consigliarlo sugli acquisti. Anche l’impatto sul lavoro è tutto da valutare. Uno studio della società di consulenza PwC sul mercato del lavoro britannico ha stimato che nei prossimi 15 anni i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero sostituire le persone nel3o% dei posti di lavoro. Ma è più sensato pensare che queste tecnologie contribuiranno a far aumentare la produttività e creare nuove opportunità di lavoro. Come sottolinea lo stesso studio di PwC, il fatto che sia tecnicamente possibile sostituire il lavoro di molte persone con quello di robot e Ai non significa che sarà economicamente vantaggioso farlo. In ogni caso, il mercato ci crede. E anche tanto. Sono previsti 12,5 miliardi di dollari di investimenti per il 2017. Si tratta di un incremento del 59,3% rispetto al 2016. Come dire, ad oggi sono più i finanziamenti dei ricavi, segno che c’è molta fiducia. E almeno sul lato dell’offerta non ci troviamo di fronte a una tecnologia in mano ai soliti noti. La società di ricerca statunitense Cb Insights ha contato un totale di 2000 operazioni di MeA dal 2012 ad oggi, con un’impennata di 34 acquisizioni solo nel primo trimestre del 2017. Si guarda quindi alle startup che nell’anno che si è chiuso avrebbero raccolto non meno di cinque miliardi di dollari. Ma alla fine chi guarda a queste piccoli aziende’ innovatrici? I soliti noti. Che in omaggio alla nuova parola d’ordine delle tecnologie hanno solidarizzato. Google, Facebook, Amazon, Ibm e Microsoft hanno infatti unitole forze per creare degli standard del prossimo futuro. Tutti insieme appassionatamente. E tutti prevalentemente statunitensi, anzi californiani. Questa aggregazione a stelle e strisce ha anche una ragione tecnologica Per “imparare” le macchine hanno bisogno di dati. Di moltissimi dati. E le piattaforme tecnologiche ne hanno in abbondanza. Una conferma di questo strapotere, o vantaggio competitivo, arriva anche dalla geolocalizzazione dei ricavi dall’Ai. Dei 12 miliardi calcolati da IdC, 6,8 sono generati negli Stati Uniti e solo 1,2 in Europa e nel resto del mondo. Come dire, il paradosso è un po’ meno paradossale.

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