Raccolte fondi on-line: il business sconosciuto vale ormai 30 milioni

Raccolte fondi on-line: il business sconosciuto vale ormai 30 milioni

la Stampa – 28 Aprile 2017

Ancora marcia a piccoli passi, ma anche in Italia il crowdfunding – la raccolta di fondi dalla gente, una sorta di colletta più o meno «premiata» e potenziata dall’utilizzo delle tecnologie digitali – comincia a farsi strada. Un sistema semplicissimo: chi ha un progetto che ritiene meritevole lo sottopone all’attenzione generale su una o più piattaforme web, e sulla sua idea chiede un sostegno sotto forma di finanziamenti.

Roberto Giovannini

Ancora marcia a piccoli passi, ma anche in Italia il crowdfunding – la raccolta di fondi dalla gente, una sorta di colletta più o meno «premiata» e potenziata dall’utilizzo delle tecnologie digitali – comincia a farsi strada. Un sistema semplicissimo: chi ha un progetto che ritiene meritevole lo sottopone all’attenzione generale su una o più piattaforme web, e sulla sua idea chiede un sostegno sotto forma di finanziamenti. Che sia la stesura di un libro o di un reportage, la fondazione di un’impresa o il finanziamento di un film, su tutto si possono richiedere donazioni. Effettuate da singoli cittadini, che possono essere «remunerati» con dei gadget o ricompense più o meno simboliche, come la possibilità di seguire lo sviluppo del progetto dall’interno o documenti autografati. Una parte (non indifferente, anche il 10 per cento) dei ricavi invece va girata alla piattaforma digitale su cui l’idea è stata lanciata. Certo è che se paragoniamo i circa 30 milioni di euro raccolti in Italia attraverso crowdfunding nel corso del 2016 – questa è la stima – con quanto raccolto negli Stati Uniti, ma anche in Paesi europei come Francia e Gran Bretagna, la fotografia della situazione italiana diventa molto meno entusiasmante. Secondo una ricerca di Eurisko, soltanto il 3% degli italiani è a conoscenza di questo strumento. Aggiungiamo una tradizione nazionale di scarsa fiducia nei confronti dell’imprenditoria più spericolata e verso la movimentazione digitale del denaro. Sommiamoci lo strapotere delle banche tradizionali. Mettiamoci sopra una (spesso) modesta capacità dei proponenti di sviluppare i loro progetti. E – infine – la polverizzazione delle piattaforme di crowdfunding: di siti di questo tipo in Italia ne operano attualmente circa 70, tutti di piccole dimensioni. II più grande è Eppela, che negli ultimi anni ha finanziato 3 mila progetti, di cui 556 nel 2016. Nulla rispetto i 120 mila sostenuti da Kickstarter, uno dei giganti internazionali nati negli Usa, come del resto la celebre Indiegogo. Un’altra piattaforma nota è Produzioni Dal Basso, che raccoglie idee provenienti dall’area «alternativa» e creativa. Un quadro che potrebbe però cambiare, anche perché da poco ha deciso di sbarcare in Italia la piattaforma francese Ulule. Ulule si è posta obiettivi molto ambiziosi e scommette sulla sua capacità di sostenere gli imprenditori a valorizzare le loro idee, proposte e schemi di ricompensa. E non a caso ha stretto una collaborazione con gli incubatori di impresa Polihub e Luiss Enlabs. Secondo alcuni addetti ai lavon comunque in prospettiva il crowdfunding tradizionale potrebbe essere addirittura superato da alcune delle branche della cosiddetta «fintech», ovvero l’evoluzione digitale della finanza. Ad esempio i prestiti tra privati, in cui non c’è una donazione, ma un vero e proprio prestito da persona a persona con regole e garanzie per la restituzione. E intanto, sta crescendo anche l’equity crowdfunding quello in cui in cambio della donazione si ricevono delle vere e proprie azioni della società che riceve il finanziamento. Nel primo trimestre 2017 sono stati prestati così 2,2 milioni di euro.

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