Digitale, poche piccole all’appello

Digitale, poche piccole all’appello

L’Economia – Corriere della Sera – 22 Maggio 2017

Le aziende italiane del comparto manifatturiero continuano ad aumentare gli investimenti per la digitalizzazione degli stabilimenti produttivi ma a farlo sono soprattutto le realtà di grande dimensione. Secondo l’Osservatorio Industria 4.o, dunque, il fatturato realizzato in Italia e all’estero dalle imprese italiane nelle tecnologie dell’Industrial Internet of Things, dell’Industrial Analytics e del Cloud Manufacturing sarà ben più alto degli 1,2 miliardi di euro rilevati un anno fa, con una quota export che dovrebbe mantenersi intorno al 20%.

Andrea Salvadori

Le aziende italiane del comparto manifatturiero continuano ad aumentare gli investimenti per la digitalizzazione degli stabilimenti produttivi ma a farlo sono soprattutto le realtà di grande dimensione. «Presenteremo il nostro nuovo rapporto a giugno, ma già oggi posso dire che il valore dei progetti di Industria 4.o crescerà anche quest’anno a doppia cifra», spiega Giovanni Miragliotta, docente di Advanced Supply Chain Planning e co-direttore dell’Osservatorio Industria 4.o del Politecnico di Milano. «Tutte le aziende che abbiamo sentito ci hanno segnalato infatti incrementi significativi del loro giro d’affari». Secondo l’Osservatorio Industria 4.o, dunque, il fatturato realizzato in Italia e all’estero dalle imprese italiane nelle tecnologie dell’Industrial Internet of Things, dell’Industrial Analytics e del Cloud Manufacturing sarà ben più alto degli 1,2 miliardi di euro rilevati un anno fa, con una quota export che dovrebbe mantenersi intorno al 20%.

Lo scenario

Risultati positivi che non permettono pero ancora al nostro Paese di recuperare il ritardo accumulato nei confronti di altre economie sviluppate, a partire da quella tedesca, dove l’industria 4.o è già da tempo una realtà, anche perché ha potuto contare sul sostegno di piani di azione di sviluppo nazionale. Per questa ragione gli operatori del comparto manifatturiero hanno accolto con grande soddisfazione il piano del ministro Calenda Industria 4.o avviato quest’anno con la Legge di stabilità. «E’ ancora presto per capire quali saranno gli effetti degli incentivi introdotti dal Piano per sostenere gli investimenti privati nelle tecnologiche 4.o. Quel che è certo è che le grandi aziende italiane stanno investendo nell’automazione dei processi produttivi alla luce di piani industriali definiti già da tempo. Sarà dunque interessante capire soprattutto se il piano Calenda sarà in grado di mettere in moto il cuore del nostro tessuto imprenditoriale, quelle tante imprese di piccola o media dimensione che ad oggi non hanno ancora avviato piani di digitalizzazione per mancanza delle risorse necessarie e delle competenze adeguate», aggiunge Miragliotta. Nell’ultima ricerca che l’Osservatorio ha effettuato sul mercato dell’Internet delle cose applicato all’industria, è emerso che il 27% delle no aziende interpellate non conosce il tema dell’Internet of things, mentre il 54% del campione non ha ancora avviato progetti in quest’area.

La conferma

«Questi dati confermano come la digitalizzazione delle fabbriche sia in Italia una realtà ancora ai nastri di partenza, lontana dalla fase della maturità». Una delle sfide da affrontare per colmare il gap con i mercati più evoluti è quella della formazione e della diffusione quindi di professionalità in grado di analizzare e gestire dati raccolti dagli impianti e dai macchinari connessi. «Sebbene il percorso della rivoluzione dell’Industria 4.o si completerà nel giro di 15 o anche 20 anni, sarà il prossimo decennio a decretare chi emergerà—commenta Jacopo Brunelli, partner and managing director di The Boston Consulting Group —. Per le aziende italiane è questo dunque il momento di agire. Combinando la grande capacità d’innovazione di prodotto con un’eccellenza nel processo produttivo, la nostra industria manifatturiera potrà riguadagnare un posto di rilievo nell’economia globale». Ragionando in termini di occupazione, The Boston Consulting Group ritiene che, mettendo in atto il piano Calenda, si potranno creare nei prossimi anni circa 200.000 nuovi posti di lavoro. «Certo, gli autorni meccanici saranno impiegati sempre più spesso e interagiranno con gli umani, ma serviranno nuove competenze che coprano diverse aree di bisogno, come ad esempio l’industrial data scientist, il robot coordinator e i meccatronici». L’incapacità del nostro sistema di formare nuove figure professionali, e dunque la mancanza di un numero sufficiente di talenti digitali, rappresenta un grande ostacolo per la modernizzazione della nostra manifattura. Affrontare il tema della riqualificazione della forza lavoro non è più dunque procrastinabile.

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