Una spinta al piano Industria 4.0

Una spinta al piano Industria 4.0

Sole24ore – 23 Maggio 2017

Ci sono – e sembrano funzionare bene – gli incentivi fiscali. Ma non è ancora decollato il capitolo sulle «competenze». Il piano Industria 4.o per ora viaggia a due velocità, per questo al ministero dello Sviluppo economico si sono poste le basi per recuperare anche sul secondo fronte: un network tra il governo e le associazioni imprenditoriali dovrà supportare e formare le imprese nella trasformazione digitale.

Carmine Fotina

Ci sono – e sembrano funzionare bene – gli incentivi fiscali. Ma non è ancora decollato il capitolo sulle «competenze». Il piano Industria 4.o per ora viaggia a due velocità, per questo ieri al ministero dello Sviluppo economico si sono poste le basi per recuperare anche sul secondo fronte: un network tra il governo e le associazioni imprenditoriali dovrà supportare e formare le imprese nella trasformazione digitale.

La rete

Il decreto attuativo che istituirà i «competence center», i centri di eccellenza tecnologica che faranno capo ad alcune università, deve ancora passare il vaglio del Consiglio di Stato e della Corte dei conti. In poche settimane comunque, secondo il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, il bando pubblico per selezionare i centri dovrebbe essere disponibile. Si lavora anche per incrementare l’attuale dote pubblica (20 milioni per quest’anno e 10 milioni per il 2018) con ulteriori 15 milioni per ciascuna delle due annualità e, se arriverà in tempo il via libera dal ministero dell’Economia, il nuovo finanziamento potrebbe essere inserito nella manovra correttiva all’esame del Parlamento. Può intanto partire il «network nazionale». La rete sarà composta da 77 «Punti impresa digitale» (Pid) gestiti daUnioncamere (diventeranno 6o con il piano di accorpamento delle camere di commercio), 21 «Digital innovation hub» (Dih) di Confindustria, 3o di Confartigianato, 28 di Cna,e 21 «Ecosistemi digitali di innovazione» di Confcommercio.

Gli strumenti per le imprese

Sono tante le imprese per le quali Industria 4.0 è ancora un concetto sconosciuto o astratto. Per questo si partirà con le informazioni di base. I Pid gestiti dalle Camere di commercio si occuperanno della diffusione locale e di corsi di formazione di primo livello sulle tecnologie di industria 4.o. Gli sportelli saranno finanziati dall’incremento del diritto camerale annuale (possibile fino al 2o% se indirizzato a determinati programmi strategici). Circa 45 milioni annui per un triennio andranno a voucher per le imprese spendibili presso i centri di trasferimento tecnologico coordinati dagli innovation hub e dai competence center nazionali. Altri 30 milioni nel triennio saranno destinati ad attività di comunicazione e formazione. I Digital innovation hub svolgeranno alcune funzioni insinergia con i Pid, ad esempio la misurazione della maturità digitale delle imprese, ma anche attività specifiche come corsi su competenze avanzate orientati su determinati settori. Ai competence center spetterà invece la fascia alta della strategia di accompagnamento e supporto delle imprese impegnate nei processi di trasformazione digitale della manifattura. Gestiranno alta formazione attraverso l’applicazione delle tecnologie Industria 4.0 in linee produttive dimostrative e cureranno lo sviluppo di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.

Risultati da monitorare

Riassumendo, la rete delle associazioni dovrà essere in grado di fornire informazioni, formazione, consulenza specialistica sui reali fabbisogni e sui centri di trasferimento tecnologico cui rivolgersi. Se il sistema funzionerà lo si capirà monitorando i risultati: «A un anno dal lancio del network – dice Calenda – certificheremo gli hub e i punti impresa digitale che stanno lavorando bene e lo faremo sulla base dei dati delle imprese c he hanno avuto effettivamente accesso ai servizi». Per ora confortano i dati di mercato. «Gli investimenti stanno ripartendo, come gli ordinativi dei macchinari – commenta Giulio Pedrollo, vicepresidente di Confindustria per la politica industriale- . Sono segnali positivi che arrivano dalle imprese. Abbiamo girato il territorio per verificare direttamente con gli imprenditori l’impatto di Industria 4.o. E accanto a imprese già consapevoli ne abbiamo trovato alcune un po’spaventate, preoccupate di non essere pronte. Grazie agli incontri realizzati e a quelli che abbiamo in programma, a breve saranno 50mila gli imprenditori raggiunti da Confindustria. Per loro gli innovation hub rappresentano la porta d’accesso alla trasformazione digitale». Per il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello, «la costituzione di un network nazionale è un importante passo avanti per la modernizzazione del sistema: lavoreremo per diffondere cultura e pratica del digitale nelle Pmi di tutti i settori economici»

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