Campioni della crescita, ecco le Pmi da record spinte dall’innovazione

Campioni della crescita, ecco le Pmi da record spinte dall’innovazione

Sole24ore – 24 Luglio 2017

È un drappello di 895 imprese, una su cinque si trova in Lombardia, una su tre è dedita alla manifattura: sono le aziende italiane cresciute più velocemente, per vendite e fatturato, negli anni 2012-2015. L’Ocse le definisce «scale-up», riferendosi alle imprese che hanno avuto un aumento dell’occupazione o delle vendite maggiore del 20%, per un periodo di tre anni consecutivi, partendo da almeno dieci occupati. 

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Valentina Melis

E’ un drappello di 895 imprese, una su cinque si trova in Lombardia, una su tre è dedita alla manifattura sono le aziende italiane cresciute più velocemente, per vendite e fatturato, negli anni 2012-2015. L’Ocse le definisce «scale-up», riferendosi alle imprese che hanno avuto un aumento dell’occupazione o delle vendite maggiore del 20%, per un periodo di tre anni consecutivi, partendo da almeno dieci occupati all’inizio del triennio di osservazione (comprendere le micro-imprese sotto dieci addetti significherebbe infatti considerare aziende che crescono rapidamente anche per via della piccola dimensione di origine).

II quadro generale Le elaborazioni effettuate da Unioncamere-Infocamere per Il Sole 24 Ore del Lunedì, in base ai bilanci depositati al Registro imprese, rivelano che in Italia, nel triennio 2012-2015 (i bilanci 2016 non sono ancora tutti disponibili), 895 imprese hanno avuto una crescita in linea con i parametri fissati dall’Ocse per le scale-up: queste aziende rappresentano lo 0,9% dell’universo delle società di capitale italiane con almeno 10 addetti a fine 2012 e con tre bilanci regolarmente depositati nel triennio successiva. Il bacino totale delle potenziali scale-up, ovvero delle società di capitale con almeno 10 addetti a fine 2012 e bilanci depositati nel triennio successivo è di 102.102 imprese. Un terzo delle aziende protagoniste di una crescita record nel triennio (294) opera nelle attività manifatturiere, il 19,7% è attivo nel commercio e il 11,6% nelle costruzioni.

La distribuzione Il territorio più fertile per le scale up è la Lombardia, dove ha sede il 21,2% di queste imprese (190). La seconda Regione “in classifica” è la Campania, che ne ospita 97 (il 10,8% del totale). Un dato che non stupisce Amedeo Lepore, assessore alle attività produttive della Regione: «Le aziende campane che sono riuscite a superare la crisi – spiega – lo hanno fatto affrontando la sfida della competitività e della internazionalizzazione, diventando spesso casi di eccellenza. Per questo – continua – siamo cercando di sostenere gli investimenti, rafforzando con fondi regionali i crediti d’imposta statali e introducendo agevolazioni sulle assunzioni e sull’Irap. Inoltre – continua – stiamo investendo nella digitalizzazione della Pa e con lo sportello unico regionale per le attivita produttive abbiamo collegato 35o sportelli comunali». Il Veneto ospita 88 scale-up, il Lazio insieme all’Emilia Romagna 76.

Gli occupati La crescita del fatturato ha portato nelle scale-up anche un incremento dell’occupazione. Sono 767 su 895 (l’85,7%) le imprese che nel triennio hanno avuto un aumento degli occupati. A fine 2012, II 90,2% delle scaleup italiane si collocava nella fascia di addetti compresa tra 10 e 49 unità; l’8,59% in quella compresa tra 5o e 249 addetti e solo l’1,3% in quella con più di 25 addetti. Alla fine del triennio, il peso delle «scale up» delle imprese appartenenti alla classe dimensionale più piccola è calato, passando al 64,8 per cento. Sono passate al 29,6% le imprese tra 50 e 249 addetti e al 5,6% le imprese della classe dimensionale maggiore. La media degli addetti delle scale-up è più che raddoppiata, passando da 31 a 73 alla fine del 2016.

I motivi della crescita Appare l’innovazione degli impianti e dei processi produttivi l’ingrediente principale della rapida crescita delle scale-up. alizzando le storie di alcune società, si scopre infatti che negli ultimi anni sono stati fatti investimenti in nuove tecnologie, nuovi siti produttivi e nell’inserimento di personale qualificato. E il caso della Antares Vision di Travagliato (Brescia), nata dieci anni fa, che fornisce sistemi di tracciatura e ispezione per l’industria farmaceutica e ha appena investito 1,6 milioni in un nuovo sito produttivo a Parma. La Leo Shoes di Casarano (Lecce), come spiega il presidente Antonio Filograna Sergio, «ha investito oltre cinque milioni in tecnologie di nuova generazione e ha aumentato il personale specializzato, portando i dipendenti da 166 a oltre 300». La Stefania Mode di Trapani, attiva nel commercio di abbigliamento, ha potenziato la presenza sui canali digitali e ha rinnovato i software.

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