Concordati in frenata nel 2017

Concordati in frenata nel 2017

Sole24ore – 3 Agosto 2017

Nei primi sei mesi 2017 sono state aperte in Italia 362 procedure di concordato preventivo: il 26,7% in meno rispetto all’analogo periodo del 2016, meno della metà (-55,2%) rispetto al primo semestre 2015, quando furono 808, e addirittura il 66% in meno dei 2014. I dati elaborati per II Sole 24 Ore da Infocamere confermano quindi un trend in diminuzione in atto da tre anni, sia per effetto di un miglioramento – anche se tenue e lento – dell’economia, sia per le modifiche introdotte nel 2015 allo strumento del concordato preventivo che aveva palesato negli anni alcune storture.

Carlo Andrea Finotto

Nei primi sei mesi 2017 sono state aperte in Italia 362 procedure di concordato preventivo: il 26,7% in meno rispetto all’analogo periodo del 2016, meno della metà (-55,2%) rispetto al primo semestre 2015, quando furono 8o8, e addirittura il 66% in meno dei 2014. I dati elaborati per II Sole 24 Ore da Infocamere confermano quindi un trend in diminuzione in atto da tre anni, sia per effetto di un miglioramento – anche se tenue e lento – dell’economia, sia per le modifiche introdotte nel 2015 allo strumento del concordato preventivo che aveva palesato negli anni alcune storture: se da un lato, infatti, l’obiettivo era e resta quello di salvaguardare la continuità operativa dell’azienda in difficoltà, dall’altro è emersa anche di recente la necessità di evitare eccessi e soprattutto di non penalizzare le aziende creditrici, conil paradossale effetto disalvare ricchezza da una parte e dissiparne dall’altra. I dati di Banca d’Italia confermano che la percentuale di crediti recuperati dai fornitori al termine delle procedure restano a livelli bassi: appena il 16,98% nel 2o14 (ultimo dato disponibile), addirittura solo il 4,08% nel 2012. Ma anche negli anni “buoni” le imprese creditrici non sono andate oltre il 16,45% del 2009. Nel complesso, la quota di recupero effettivo totale – comprendendo banche e altri soggetti -ha toccato il 43,68% nel 2009, anno migliore tra quelli monitorati da Bankitalia. Insomma, una conferma”certificata”allo scenario illustrato da Sergio Dompé con la lettera-testimonianza pubblicata dal Sole 240re di martedì 1 agosto. Che qualcosa non funzioni per il meglio lo conferma anche Marco Giorgino, docente di finanza al Mip – Politecnico di Milano. «Le percentuali di rimborso – spiega il docente – sono effettivamente bassissime. Anche per questo abbiamo riscontrato che di recente in diversi casi si riscontrano voti contrari all’accoglimento della richiesta di concordato anche da parte delle banche». E infatti, in attesa della discussione in Senato sugli emendamenti alla legge delega che metterà nuovamente mano a fallimenti e concordati preventivi, questi ultimi hanno visto già ritoccati, come detto, i contenuti due anni fa, quando, ad esempio, è stata cancellata la disposizione della Legge fallimentare sul silenzio assenso che consentiva di conteggiare tra i favorevoli al piano di concordato quei creditori che non avessero manifestato un dissenso. Anche per questo il numero di procedure avviate, che era salito fin quasi a 2.30o nel 2013, si è ridotto di circa 600 unità tra 2015 e 2016. «Si tratta – sottolinea Giorgino – di un istituto nato con buoni propositi, vale a dire, sintetizzando: preservare la parte di valore rimasta nell’azienda in crisi e salvaguardare al massimo i diritti dei creditori. Si può affermare che questi obiettivi non siano stati pienamente centrati». Anche perché spesso, come spiega l’economista del Mip – Politecnico di Milano, sono stati approvati piani sulla base di numeri che sembravano reggere ma, alla prova dei fatti, queste “promesse” economico-fmanziarie non sono state mantenute. A pesare sull’intero sistema, sia per le aziende in concordato, sia per i creditori, «è la grande incertezza della procedura – afferma Marco Giorgino- in termini di tempi e in termini di costi». Tornando al quadro delineato da Infocamere sulla base dei dati del Registro delle imprese, emerge che su 362 procedure avviate da inizio anno, il 21,3% riguarda la Lombardia (77 casi), dietro la quale si posizionano le imprese toscane (con 53 concordati) con un’incidenza del 14,6% sul totale. A seguire Lazio, Emilia Romagna, Umbria e Puglia.

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