Intelligenza digitale a prova di privacy ma si fa ancora poco

Intelligenza digitale a prova di privacy ma si fa ancora poco

Repubblica Affari&Finanza  28 gennaio 2019 
Nell’era delle fake news, degli account falsi, delle password violate e dei dati rubati, la fiducia dei consumatori e delle aziende rappresenta un fattore imprescindibile per chiunque offra un prodotto o un servizio digitale. La crescente apertura degli italiani nei confronti delle nuove tecnologie, dall’Internet of Things all’intelligenza artificiale, sta senz’altro favorendo una discesa del livello di diffidenza. Attenzione però a far troppo affidamento su questo trend, perché la cosiddetta “fiducia digitale” è per sua natura piuttosto precaria.
Negli ultimi tempi il rapporto di utenti e imprese con l’innovazione tecnologica si sta facendo sempre meno teso, anche se restano alcune preoccupazioni legate soprattutto ai temi della privacy e del lavoro.
Secondo il rapporto “L’insostenibile leggerezza dell’essere digitale nella società della conversazione”, realizzato dal Censis in tandem con l’Agi, il web è comunque ormai diventato un ecosistema intenso e totalizzante. In questo contesto gli italiani mostrano alcuni atteggiamenti paradossali: ad esempio, non si fidano delle modalità con cui i giganti del web gestiscono i loro dati, ma non si curano più di tanto se sono tracciabili, identificabili e raggiungibili. È inoltre curioso notare come la diffusione delle fake news, i comportamenti scorretti protetti dall’anonimato e altri fenomeni negativi, siano percepiti quasi come un prezzo da pagare per vivere online. E soprattutto per farlo gratis: l’introduzione di un canone o di una tariffa determinerebbe infatti l’abbandono di circa 2/3 degli utenti dalle grandi piattaforme gratuite. Particolarmente sentiti sono anche i temi della sicurezza informatica e della privacy.
Dialogo decisivo tra Industria 4.0 e Its

Dialogo decisivo tra Industria 4.0 e Its

Sole 24 Ore – 18 gennaio 2019

Smart Skinwear è il nome di una tuta intelligente che permette di registrare l’umidità percepita dal corpo umano grazie a una rete di sensori di ultima generazione. La tuta ha funzioni diverse: serve agli sportivi che vogliono rilevare le performance del corpo umano in condizioni di sforzo e ai produttori di abbigliamento tecnico che vogliono verificare la tenuta stagna di cuciture e zip. Nei prossimi mesi potrebbe essere utilizzata per testare l’affidabilità di tante giacche impermeabili che entrano sul mercato e che devono essere testate per le loro effettive funzionalità.

Smart Skinnwear è uno dei tanti esempi di come le nuove tecnologie di Industria 4.0 stanno rapidamente contaminando settori apparentemente tradizionali come quello del tessile-abbigliamento. Quello che è più interessante è che la tuta è il risultato di un progetto sperimentale avviato dall’ITS COSMO di Padova in collaborazione con Centrocot di Busto Arsizio specializzato nelle tecnologie per la moda. In un anno di lavoro, una fondazione con personale specializzato e un gruppo di giovani studenti sono stati in grado di passare da un’intuizione a un prototipo funzionante che, tra qualche settimana, potrebbe essere stabilmente utilizzato come strumento di prova per la certificazione della qualità di prodotti industriali. La storia dell’ITS COSMO non è una vicenda isolata come si potrebbe immaginare. Gli Istituti Tecnici Superiori sonda tempo impegnati in un dialogo con le imprese per capire come contribuire ai processi di innovazione. Nel corso degli ultimi due anni, l’iniziativa “ITS 4.0” ha consentito di focalizzare l’attenzione sui temi di Industria 4.0 e sulle sue diverse implicazioni.

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Robot intelligenti come l’uomo, bisogna imparare a controllarli

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Repubblica Lab – 16 gennaio 2019

Intervista a Martin Ford 

Dopo aver costruito un potentissimo super calcolatore planetario, lo scienziato immaginato dallo scrittore di fantascienza Fredric Brown in un suo racconto lo accende e gli rivolge il maggiore interrogativo dell’umanità: “Esiste Dio?”. Una fredda voce metallica risponde: “Sì, adesso esiste”. In realtà oggi l’intelligenza artificiale, pur ottenendo risultati straordinari in ambiti specifici come gli scacchi o il “Go”, ha ancora grossi limiti rispetto all’intelletto umano. Eppure sarebbe folle sottovalutare sia le promesse che i rischi di questa tecnologia. A spiegarlo è il futurologo Martin Ford, autore di Architects of intelligence (ed. Packt Publishing), raccolta di interviste a 23 dei maggiori esperti mondiali di intelligenza artificiale, da Demis Hassabis (capo di Google DeepMind) a Fei Fei Li dell’Università di Stanford, al transumanista Ray Kurzweil. Quando avremo un computer capace di ragionare come un uomo?

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