La Pec va tenuta sempre attiva

La Pec va tenuta sempre attiva

ItaliaOggi – 24 maggio 2016

Arriva il primo provvedimento di revoca e/o di cessazione degli indirizzi Pec inattivi delle imprese da parte di un giudice del Registro delle imprese. Le imprese costituite in forma societaria e individuale sono tenute obbligatoriamente ad indicare nella domanda di iscrizione al registro delle imprese il loro indirizzo Pec. La casella di Posta elettronica certificata deve essere mantenuta attiva nel tempo. In caso contrario l’impresa ha l’obbligo di comunicare all’ufficio del registro delle imprese un nuovo indirizzo Pec dell’impresa valido e attivo. Pena la revoca o cessazione della casella di posta elettronica.

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Fare innovazione e non saperlo succede in Italia ma anche in Calabria

Fare innovazione e non saperlo succede in Italia ma anche in Calabria

Il Quotidiano del Sud – 20 aprile 2016

E’ un peccato che la notizia sia sfuggita al grande pubblico, ma un recente studio di Infocamere, società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane, ha rilevato con dovizia di dati come in Italia si faccia sin troppo spesso innovazione senza saperlo. E la Calabria non è da meno. Secondo la ricerca, a fronte delle 130 startup innovative calabresi che fino ad oggi sono iscritte nell’apposita sezione del registro delle imprese, ne esisterebbero almeno altre 29 che non lo hanno ancora fatto. Probabilmente perché ignorano di possederne i requisiti. Inoltre, Infocamere ha certificato la presenza in Calabria di 122 potenziali ” Piccole e Medie Imprese innovative”, l’altra categoria di aziende per le quali è stata coniata una sezione ad hoc del registro delle Camere di Commercio, e previste una serie di incentivi.

Testo email Ministero dello Sviluppo Economico alle potenziali startup innovative

Testo email Ministero dello Sviluppo Economico alle potenziali PMI innovative

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Per l’Agenda digitale pronti in sette anni più di dieci miliardi

Per l’Agenda digitale pronti in sette anni più di dieci miliardi

Il Sole 24 Ore – 23 novembre 2015

Una faretra con oltre 10,6 miliardi da investire nell’arco di sette anni. A tanto ammontano le risorse di cui l’Italia potrà disporre nel periodo 2014-2020 per centrare i molti obiettivi dell’Agenda digitale (Ad). Si tratta di un pacchetto da 1,5 miliardi l’anno, gran parte dei quali potrebbe essere coperta con fondi europei. Ma in questo caso il condizionale è d’obbligo, visti i ritardi accumulati nelle politiche di coesione, la necessità di conciliare gli investimenti nel digitale con altri obiettivi e la corsa serrata per usare le risorse disponibili a fronte della quale il nostro Paese ha sin qui dimostrato una scarsa competitività.

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